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CRISI D’IDENTITÀ?

ANALISI TECNICA DEI SIMBOLI ELETTORALI IN COMPETIZIONE

La dilagante disaffezione verso la politica è ormai un dato di fatto e scaturisce da un connubio di fattori diversi. L’analisi delle molteplici cause è sì molto complessa ed articolata, ma spesso gli aspetti più lampanti possono rivelarsi significativi. Uno di questi, tante volte ignorato, riguarda proprio l’immagine con cui la politica si presenta alla società.

Un partito o un movimento – come avviene per ogni azienda o iniziativa – dovrebbe assicurarsi un simbolo efficace ed appropriato, finalizzato a comunicare al meglio gli intenti dell’azione politica. Se ben progettato e calibrato, un emblema può infatti incrementare l‘appeal dello schieramento del quale è espressione. La storia ce l’ha dimostrato in innumerevoli occasioni: un buon logo ha opportunità di divenire “un marchio in cui credere” agli occhi dei potenziali sostenitori ed elettori.

Nel contesto sociale sammarinese, ciò nonostante, pare che la politica non dia troppa importanza a tali leve strategiche. Nell’era dell’apparire e dei social network, carenze simili potrebbero aggravare la mancata partecipazione alla politica – da parte della popolazione – e compromettere la stessa sopravvivenza di un partito o movimento. Eppure, sebbene lo Stato fornisca cospicui contributi elettorali ai soggetti preesistenti, il generale livello qualitativo si attesta al di sotto dei comuni canoni progettuali moderni.

Sarebbe stato utile ed interessante effettuare valutazioni sull’identità di ogni partito o movimento; in ragione della loro rilevante quantità complessiva, però, ci si dovrà soffermare soltanto su quelle di coalizioni e liste non coalizzate in corsa per la prossima tornata elettorale.

Mediante una lettura in termini tecnici, tenteremo quindi di comprendere quale assetto estetico – e concettuale – caratterizza i cosiddetti “contrassegni elettorali” in competizione alle ormai imminenti elezioni politiche, fissate per il 20 novembre venturo.

prima

SAN MARINO PRIMA DI TUTTO

Partito Democratico Cristiano Sammarinese, Partito Socialista, Partito dei Socialisti e dei Democratici, Sammarinesi

Non poteva esserci titolo più scontato e grossolano. La denominazione scelta risulta essere grottesca, addirittura tragicomica. Il messaggio veicolato è tanto chiaro quanto sconcertante; soltanto ora, dunque in una situazione di pesantissima crisi sotto più aspetti (morale, economico, sociale, politico, etico ed estetico), si pone San Marino come priorità. Considerate le indagini giudiziarie – e gli arresti – che hanno sconquassato l’agone politico negli ultimi due anni, vien da chiedersi: quali erano, almeno prima di questa campagna elettorale, le estreme urgenze di PDCS ed alleati di governo? Senza dubbio alcuno, e questo lo dimostra proprio il nome della coalizione, tra le prime necessità non vi era certo la Repubblica di San Marino.

Il marchio è composto da una figura umana stilizzata sovrapposta alla sagoma dell’estensione territoriale – idealizzata – della Repubblica e da una dicitura testuale isolata, sottostante, disposta su due livelli orizzontali. Le tonalità presenti sono blu, azzurro, rosso, giallo e bianco (tinta di fondo).

Sorvolando sulla scelta di porre la silhouette del territorio, peraltro del tutto banale, degna di nota è invece la forma umanoide. Essa infatti ricorda, con il suo inconfondibile assetto a T, una moderna versione del Cristo in croce. Che la religione cristiana sia un pilastro del “partitone” è fatto assodato, ma che nel 2016 venga ancora adoperata come emblema è innegabilmente anacronistico. Inoltre, secondo un’ulteriore – e più acuta – lettura visiva, l’estensione del Paese appare smembrata, quindi non come un’unica entità territoriale. Infine, il carattere tipografico bastoni – dalle fattezze piuttosto regolari e rigide – non è esteticamente coerente con le forme arrotondate che lo sovrastano.

adesso

ADESSO.SM

Repubblica Futura, Sinistra Socialista Democratica, Civico10

Utilizzare come nome di coalizione l’indirizzo di un sito web è una scelta decisamente singolare e poco comprensibile; non è affatto scontato che l’intero bacino di potenziali elettori abbia grande familiarità con le tecnologie. Spesso, al di sopra di una certa soglia di età, non è ben noto cosa sia realmente un sito o la rete internet. Evidentemente, la decisione potrebbe esser stata dettata da un maggior interesse verso le fasce di persone con più dimestichezza in tal senso. Tuttavia, è molto più probabile che l’opzione di porre l’estensione – sm – di un dominio web sia scaturita da un voler differenziarsi da qualcosa di molto rassomigliante e famoso, già visto recentemente in ambito politico italiano. A questo proposito, agli osservatori più attenti non sarà sfuggito il fatto che Matteo Renzi, durante la sua campagna per le primarie 2012, si servì proprio della denominazione – o slogan – “ADESSO!”. Inoltre, la colorazione per l’immagine coordinata dell’iniziativa renziana – “Primarie 2012 Matteo Renzi Adesso!” – era composta da blu, rosso e bianco: tonalità simili a quelle di Adesso.sm.

Il logo – senza simboli – è formato solo dall’uso di due diversi caratteri tipografici disposti su unica linea di testo orizzontale, caratterizzato da tre piccole figure rotonde posizionate agli apici della lettera M. Nel particolare, il primo font è di tipologia senza grazie o sans serif, mentre il secondo è calligrafico. I colori del marchio sono azzurro, rosso e bianco (tinta di fondo). Sebbene sia esteticamente piacevole il contrasto tra i due tipi di dicitura, la scelta di simboleggiare le tradizionali tre penne – attraverso le forme tonde piene – appare forzata e assolutamente convenzionale.

democrazia

DEMOCRAZIA IN MOVIMENTO

RETE, Movimento Democratico San Marino Insieme

La denominazione, seppur fondata su vocaboli semplici ed inflazionati, è piuttosto originale; se si esclude una semi-sconosciuta associazione fondata nel 2013 da alcuni esponenti espulsi dal Movimento 5 Stelle, non esiste qualcosa di simile sulla scena politica italiana. La peculiarità del nome, infatti, si basa ovviamente sui diversi significati della parola “movimento”. Pertanto, si consentono due letture differenti: mentre la prima pone il concetto di democrazia in condizione di moto dinamico, la seconda esprime – e ricorda – il genere di formazioni politiche che hanno generato la stessa coalizione di tipo democratico.

Il marchio è costituito da una sorta di girandola o elica a cinque pale e dalla dicitura disposta su due linee di testo orizzontali allineate ad un asse verticale sinistro; queste ultime, sostituiscono l’ingombro del quinto elemento che – in teoria – avrebbe dovuto completare la struttura geometrica astratta. Le tonalità utilizzate sono nero e due diversi azzurri, stagliati sul bianco di fondo.

Se sul lato concettuale il titolo si rivela chiaramente azzeccato, lo stesso non si può dire riguardo a quello estetico. Nonostante il simbolo risulti leggermente frivolo ma perfettamente adatto, visto che le pale simboleggiano bene l’idea di movimento (moto dinamico), sono soprattutto gli elementi testuali a cozzare con le altre caratteristiche grafiche e cromatiche del logo. Le due rigide linee di testo, peraltro di colore nero, spezzano e sbilanciano l’armonia della figura azzurra elicoidale. Oltre a ciò, tale scelta indebolisce la compattezza e la potenziale comprensibilità del simbolo.

rinascita

RINASCITA DEMOCRATICA SAMMARINESE

Lista non coalizzata

Anche in questo caso, la denominazione è estremamente bizzarra ed inopportuna. Questa combinazione di parole, infatti, richiama inequivocabilmente il tristemente noto “Piano di rinascita democratica” progettato dalla loggia massonica italiana P2, ritrovato e sequestrato nel 1982 nel doppiofondo della valigia di Maria Grazia Gelli (figlia di Licio, Maestro Venerabile della P2). Pur non mettendo in discussione i buoni intenti della lista politica, la scelta di porre un nome simile – a quello del piano eversivo piduista – appare quantomeno infausta e fuori luogo.

Il marchio è composto da una fotografia – in bianco e nero – rotonda raffigurante due mani dischiuse, su cui è posizionata la sagoma dell’estensione territoriale di San Marino, e dalla dicitura testuale disposta sull’arcata superiore della figura. I colori presenti sono l’azzurro, varie tonalità di grigio e bianco (tinta di fondo).

Essendo una fotografia la base del contrassegno elettorale, quest’ultimo non potrebbe essere – tecnicamente – definito logo. È evidente che tale realizzazione non sia scaturita da un iter progettuale, bensì da una buona dose di improvvisazione. L’immagine, oltretutto, non sembra aver alcun nesso – implicito od esplicito – con la denominazione. Inoltre, la silhouette dell’estensione della Repubblica risulta apparentemente posizionata a casaccio, visto che è sovrapposta – in trasparenza – a più elementi grafici e fotografici. Il carattere tipografico utilizzato è un banale sans serif, dotato di una leggera ombreggiatura sfumata. L’utilizzo di una tonalità di azzurro spento, accostata alla cupa fotografia in scala di grigi, smorza ogni accenno di vivacità. In definitiva, tale marchio è caratterizzato unicamente dalle sue fattezze rozze e, considerate le suddette ragioni, non esprime un messaggio – visivo o concettuale – sufficientemente comprensibile.

lista

LISTA DELLE PERSONE LIBERE

Lista non coalizzata

“Sono berlusconiano da sempre”. Questa la dichiarazione di Marco Severini – direttore di “GiornaleSM”, coordinatore e candidato di tale lista – resa a San Marino RTV durante la trasmissione “Speciale Elezioni” del 31 ottobre scorso. La scelta della denominazione, dunque, è presumibilmente motivata da una chiara ispirazione ai “contenitori” politici ascrivibili a Silvio Berlusconi, il quale fece uno smodato abuso della parola “libertà”. A tal proposito, difatti, si ricordano: Circoli della Libertà, Casa delle Libertà e Popolo della Libertà. Date le tante e diverse accezioni proprie del vocabolo “libero”, risulta del tutto ambiguo – specialmente nel contesto sammarinese – il senso della titolazione. Sorge, pertanto, una domanda legittima: da cosa sarebbero libere quelle persone?

Il marchio è costituito da una fotografia – a colori – rotonda recante la seconda torre, nota come “La Cesta” o “Fratta”, su cui è posizionata una fascia orizzontale contenente la dicitura disposta su due livelli. Le tonalità utilizzate sono arancio e nero, stagliate sull’immagine di fondo.

Per quanto concerne l’assetto estetico e concettuale, su questo simbolo valgono le medesime considerazioni tecniche – eccetto specifici elementi sia visivi che testuali – attribuite a quello di “Rinascita Democratica Sammarinese”. Vi è però un’eccezione, riguardante il font; il carattere tipografico qui utilizzato è uno stencil eroso di tipologia militare in colore nero. Questa decisione – pur apparendo esteriormente immotivata – trova probabilmente significato nel voler palesare l’area politica in cui la lista si posiziona: quella di centrodestra, tradizionalmente sempre affine agli ambienti militareschi. Si può inoltre presupporre che la tinta arancio, posta come colore di fondo alla dicitura nera, sia stata preferita esclusivamente per la sua alta visibilità.

© Fotografia: Identity crisis | Luca “Zeta” Zonzini / ZZ

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