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DOPO IL DANNO, OCCHIO ALLA BEFFA!

CAFFÈ FINANZIARIO, PUNTATA N. 2 

Nota per il lettore: i dialoghi della rubrica sono registrati con alcuni giorni di anticipo rispetto alla loro pubblicazione, mentre la “questione finanziaria” muta rapidissimamente a causa del susseguirsi di fatti rilevanti. Talvolta, pertanto, le considerazioni e i riferimenti contenuti al loro interno potrebbero risultare non perfettamente aggiornati.


OSPITI DELLA PUNTATA 

EMILIO DELLA BALDA. Protagonista della vita politica sammarinese per oltre mezzo secolo. Ispiratore del PSU. Fra le molte riforme che portano la sua firma si ricordano quella tributaria del 1984 e quella bancaria del 1985. Per alcuni un «cattivo maestro». Per altri uno dei pochi autentici politici rimasti in circolazione.

LUCA LAZZARI. Politico sui generis. Progressista in economia. Tradizionalista nei valori. Esploratore della sammarinesità. Membro del Consiglio Grande e Generale nella scorsa legislatura, la sua attività si è caratterizzata per una forte attenzione alla «questione finanziaria». 

WALTER MUCCIOLI. Pensatore libero e originale della sinistra sammarinese, da oltre 20 anni si interessa ai problemi della finanza speculativa. Ha organizzato in Repubblica diversi convegni a indirizzo economico-monetario. Convinto sostenitore delle politiche keynesiane, è co-estensore del disegno di legge per la separazione bancaria presentato in Consiglio nella precedente legislatura.


LUCA: Banche e finanza sono le grandi questioni di questi anni. Questioni non facili, spesso confuse ancor di più dai tecnicismi. Termini come AQR, NPL, Centrale rischi, società di gestione, bad bank, impediscono alla gente di capire, e siccome l’insieme delle cose sfugge, ognuno in genere finisce col preoccuparsi solo di sé stesso. In questo modo le scelte che riguardano il Paese, seppur importantissime, rischiano di essere lasciate al caso o peggio a chi è pronto ad approfittarsene.

WALTER: Personalmente ho tentato per anni di «sensibilizzare» cittadini e politici sulle distorsioni di un sistema finanziario internazionale pervasivo e senza regole, e in particolare su di un sistema chiuso come il nostro che improvvisamente ha visto triplicare le banche senza un bacino d’utenza corrispondente e soprattutto senza adeguati strumenti di controllo, cacciando chi – come l’ ex presidente di Banca centrale Biagio Bossone – pretendeva  chiarezza sulla gestione di alcuni istituti. Era ovvio che le contraddizioni prima o poi esplodessero, così com’era ovvio che esplodessero le bolle che il sistema ha alimentato. Però in questo momento le polemiche servano a poco. Adesso occorre fare squadra per mettere in sicurezza i risparmi dei Sammarinesi, i fondi pensione e i posti di lavoro del settore. Se, per esempio, ci si fa prendere dal panico e si spostano i depositi, si contribuisce soltanto a mettere ulteriormente in crisi il sistema.

Emilio: La situazione è complicata. Se ritiri i depositi distruggi il sistema. Se non li ritiri, ma il sistema non viene riformato, sono i depositi a rischiare di essere distrutti.

LUCA: Vi pongo una domanda personale: i vostri risparmi si trovano nelle banche sammarinesi?

WALTER: Io, anche per le ragioni che ho già detto, ho deciso di tenerli a San Marino.

EMILIO: Io ho fatto la casa da poco e ho ancora dei sospesi. Potrei disinteressarmi. Però la questione non ci riguarda solo come risparmiatori, ma anche e soprattutto come cittadini. Chi non ha dei risparmi deve comunque battersi per rendere sicuri i risparmi degli altri, che sono una ricchezza della comunità e dell’economia sammarinese, costruita col lavoro e i sacrifici di molte generazioni. Inoltre, nelle banche non sono depositati solo i risparmi, ma anche il fondo pensioni, che ammonta a circa 400 milioni. Deve concretizzarsi un impegno generale per riformare il sistema e tirarlo fuori dalla crisi.

LUCA: Anch’io sono fra quelli che in banca hanno un numero col segno meno davanti, ma se fossi nei panni di un risparmiatore, non so se riuscirei ad avere la stessa coerenza che ha Walter.

WALTER: Io non intendo pormi come esempio… Ognuno fa ciò che ritiene più opportuno. Ad ogni modo, se la scelta di un risparmiatore – come facile ipotizzare – dovesse ricadere su degli istituti d’oltre confine, vorrei solo far presente che la Commissione europea nei suoi report indica l’esposizione delle banche italiane agli NPL “un grosso problema”, e che il bail-in ha già colpito centinaia di migliaia di italiani. Informarsi e muoversi con prudenza in questi casi è d’obbligo.

EMILIO: A mio parere per riportare un po’ di tranquillità sarebbe importante fare in modo che il discorso sulle banche e sulla finanza possa essere compreso da tutti. Se si fanno i dibattiti consiliari segreti, se addirittura si sequestrano i telefonini ai Consiglieri, se la politica continua ad essere latitante di fronte alla guerra che è in atto fra i gruppi di potere… presto si arriverà di certo ad un punto di non ritorno.

WALTER: Che cos’è questa storia del sequestro dei telefonini?

LUCA: È passata un po’ in sordina ma secondo me ha un significato forte. Qualche settimane fa i vertici di Banca centrale hanno avuto un’audizione in Commissione finanze. Beh, ai Consiglieri sono stati sequestrati i telefonini. La disposizione di una misura coercitiva su di un rappresentante istituzionale è un atto grave, un atto che ci porta verso una involuzione democratica.

EMILIO: È stato uno schiaffo alla democrazia. Per non parlare poi dell’impossibilità per un cittadino di accedere ai dati di sistema. Io su Facebook cerco di adoperarmi per creare una certa consapevolezza, ma questo è del tutto insufficiente.

WALTER: Forse però la diffusione dei dati potrebbe innescare la corsa agli sportelli…

EMILIO: Non sono i dati a creare l’allarmismo, ma il fatto che non ci sia un progetto per uscire dalla crisi… Prima Celli ha annunciato la crisi di liquidità… Poi Banca centrale ha commissariato un’altra banca… E adesso il governo ha revocato il Cda di Cassa di risparmio. L’allarmismo non viene fuori se noi diciamo che i dati sono critici. L’allarmismo viene fuori quando continuano a manifestarsi segnali di una situazione fuori controllo.

LUCA: Certo però è strano che un piccolo Paese come il nostro, nonostante le molte leve di autonomia, non riesca a togliersi da questa situazione. Avete mai pensato alla possibilità che qualcuno stia creando il caos di proposito?

EMILIO: Certo che se il nuovo presidente di Banca centrale nella prima intervista che rilascia alla stampa nazionale, dice che a San Marino ci sono 1 miliardo e 960 milioni di NPL, senza aggiungere altro, dei dubbi ti vengono. Se tu dici certe cose, ma nel contempo non presenti un piano per intervenire, quello che stai facendo è impressionare la gente.

WALTER: Sono d’accordo con Emilio, Banca centrale non può essere «fumosa» in quelli che sono i propri intenti. La base di ogni costruzione economica e finanziaria è la fiducia. Banca centrale deve agire secondo questo principio.

LUCA: Forse è difficile andare avanti in questa nostra analisi se non rimettiamo in fila le cose a partire dalle prime fantasie sulla piazza finanziaria…

EMILIO: Si fa presto a metterle in fila. I governi di quegli anni in cambio di tangenti enormi hanno rilasciato le concessioni per l’attività bancaria a gente che non era del mestiere. I governi duravano niente proprio perché c’erano di mezzo i grandi affari. All’inizio ci si è convinti che bastasse aumentare la raccolta per lanciare con successo la piazza finanziaria. Ma era solo un’illusione: mancava la giusta preparazione ma soprattutto mancavano degli accordi chiari e precisi con l’Italia e con l’Europa.

LUCA: E infatti è finita malissimo. Lo scudo fiscale s’è portato via 6 miliardi di raccolta. La voluntary disclosure un altro mezzo miliardo. La procedura rafforzata Moneyval ha messo a rischio l’operatività delle banche. Le indagini giudiziarie (Varano, Re Nero, Decollo Money, ecc.) hanno tolto credibilità all’intero Paese. L’aggressione criminale a Cassa di risparmio ha impoverito i Sammarinesi per un miliardo di euro (più il valore  del gruppo Delta). Le attività economiche sono state travolte dalla black list. Gli accordi contro le doppie imposizioni, il CRS e il FATCA hanno cancellato il caposaldo della segretezza…

WALTER: Noi col passaporto americano, ci ricordiamo soprattutto del FATCA. Scherzi a parte, hai tralasciato un passaggio importante: la ritirata delle banche italiane da San Marino, l’Unicredit dalla BAC e la Carim dal CIS. Se avessimo impedito che a subentrare fossero dei soggetti sammarinesi, il sistema sarebbe stato più protetto. Il monocolore biancazzuro ha reso più facile lo smantellamento.

EMILIO: Mentre succedevano tutti questi fatti, i governi di casa nostra continuavano a urlare contro il «cattivo» governo italiano, e intanto si lasciavano imporre le scelte dai potentati economici e finanziari. L’eredità di questa pessima gestione è tutta dentro ad un numero: nel 2008 gli NPL erano 81 milioni; attualmente sono 1 miliardo e 960 milioni.

LUCA: Un numero che mette in pericolo molte cose: l’autonomia dello Stato, i risparmi delle famiglie, l’avvenire delle giovani generazioni e la tenuta del welfare.

EMILIO: Attenzione però, perché la colpa non è solo della politica e dei suoi manovratori, ma anche di Banca centrale, che non ha fatto le ispezioni e che si è accanita contro il sistema bancario in modo illogico e contrario all’interesse generale. Perché Banca centrale non è intervenuta per tempo? Perché non ha suggerito gli interventi più opportuni? Queste sono domande alle quali una risposta deve essere data.

WALTER: Però – per quel che ne sappiamo – l’ex presidente Bossone e l’ex direttore Papi rassegnarono le proprie dimissioni proprio perché la politica gli impedì di fare il loro dovere.

EMILIO: Mi riferisco infatti a quelli che sono arrivati dopo di loro. Clarizia fu addirittura nominato dal Consiglio con una votazione illegittima.

LUCA: Io starei attento a maneggiare la categoria della colpa. La politica si basa sul consenso. Pertanto se la politica ha sbagliato, significa che ha sbagliato anche il Paese. Riconosciamo gli errori, e questo che valga per il futuro. Ma per il presente, insistere troppo sulla colpa, in una cultura come la nostra in cui la colpa è legata al castigo, potrebbe essere un viatico per misure come lo smantellamento del welfare e l’internazionalizzazione del debito pubblico. Io non voglio che arrivi il castigo su San Marino e sui Sammarinesi.

EMILIO: Sono d’accordo, dobbiamo stare attenti. Però al tempo stesso è impossibile superare la colpa senza che si riconoscano gli errori commessi. Senza questa consapevolezza non è possibile far prevalere la buona politica, creare un’alternativa democratica, ristabilire un patto sociale, ridisegnare il Paese.

LUCA: Mentre siamo qui che parliamo di ciò che è accaduto mi viene da pensare che la piazza finanziaria non ha mai avuto una reale possibilità. San Marino è un paese troppo arretrato, troppo malandrino per mettersi a «giocare» con la finanza.

EMILIO: Non sono d’accordo. A me non piace fare riferimenti alla mia attività politica, però quando come Segretario alle finanze ho concordato con Ciampi e Dini l’istituzione dell’Ispettorato per il credito e le valute, così come quando è stata approvata la prima legge bancaria, l’obbiettivo era quello di mettere le basi per uno sviluppo graduale e stabile, in perfetto accordo con l’Italia.

LUCA: Qui però devi fare un mea culpa, perché la tua legge sulle banche ha istituito il principio del segreto bancario.

EMILIO: No, non l’ha istituito, il segreto bancario c’era già, l’ha convalidato. Se lo avessimo abolito – era il 1985 – sarebbe stata una rinuncia unilaterale, mentre invece il segreto bancario poteva essere una grande leva di negoziazione con l’Italia. Ho detto: “lasciamolo, quando andremo a fare le trattative loro ci chiederanno di toglierlo, così noi potremo chiedere delle contropartite più alte”.

LUCA: Io ho sempre pensato che il segreto bancario fosse una leva di per sé più che una leva in politica estera.

EMILIO: Senza offesa Luca, ma devi ammettere che quelli della tua generazione non hanno molta dimestichezza con la politica estera…

LUCA: Probabilmente perché nessuno si è mai preoccupato di insegnargliela…

WALTER: A quel tempo però la politica estera era più facile, perché sapevi chi era l’interlocutore. Oggi la situazione si è molto complicata. I grandi partiti di tradizione novecentesca sono stati sostituiti da degli ibridi disomogenei. Parlare con questi ibridi non è facile. Ma anche parlare col governo italiano non è facile. L’Italia è un paese alla soglia del commissariamento. Chi è l’interlocutore allora? L’UE? L’UE è un’identità non più definibile. Gli inglesi sono formalmente usciti. Altri paesi sono pronti a fare altrettanto…

EMILIO: Questo è vero, Walter, però l’errore viene da lontano. Dopo gli accordi con Ciampi e Dini si doveva fare una seconda fase di trattativa per saldare la collaborazione fra San Marino e Italia, per proiettare il Paese nel sistema internazionale, ma con le spalle coperte. Invece i governi che si sono succeduti in quegli anni hanno solo pensato a raccogliere soldi, puliti o sporchi che fossero. Di qui il problema dei problemi, che ha mandato in collera l’Italia: i soldi non si fermavano a San Marino ma con un clic partivano per altre giurisdizioni offshore, molto più offshore di San Marino. In questo modo San Marino è diventato un crocevia del riciclaggio. L’Italia ci ha lanciato moniti di tutti i tipi. Noi invece di interpretarli abbiamo voluto fare l’ultima guerra contro Tremonti. E l’abbiamo persa.

LUCA: Non condivido in pieno questa tua lettura. La possibilità del danno sammarinese all’erario italiano è sempre stato presente nel rapporto fra i due paesi, fin dalla convenzione del 1862…

EMILIO: Ma era limitata…

LUCA: Più che altro era compensata dal vantaggio che l’Italia ha sempre avuto nel custodire al proprio interno un’extra-giurisdizione. L’extra-giurisdizione ha fatto comodo sia all’Italia come nazione che a molti suoi illustri personaggi, i quali hanno sfruttato le schermature sammarinesi per condurre affari a livello personale. A mio parere non sono state le istituzioni italiane a decidere la fine di San Marino in quanto extra-giurisdizione. San Marino, come molti altri paesi offshore europei, è caduto per volontà del Washington consensus. L’Italia è stata solo un esecutore. Poi che qualcuno della Guardia di finanza o dell’Agenzia delle entrate abbia sempre guardato di traverso San Marino, questo è fuor di dubbio.

EMILIO: Certo, è stato il G7 ad aver incaricato l’Italia di mettere in riga San Marino. Ci han detto “basta, avete fatto delle cose che vanno ben oltre le vostre esigenze economiche, mettetevi in linea con le regole internazionali”.

WALTER: Sì, però queste regole bisogna capire chi le ha scritte e perché. Si presentano come regole per la trasparenza e la legalità. Ma in realtà dietro a queste regole si nascondono dei modelli sociali ed economici. Guarda caso tutte le volte che in un paese s’è fatta una crociata per la trasparenza e la legalità, subito dopo quello stesso paese ha dovuto subire politiche di austerità, privatizzazioni e libero mercato. La vicenda di Mani pulite è indicativa, e la qualità della vita degli Italiani non è certo migliorata da allora, né la classe politica si è fatta più onesta.

EMILIO: Neoliberismo o keynesianesimo c’entrano poco, se ti comporti male.

WALTER: Questo Emilio è relativo e dipende dai rapporti di forza. A noi e a molti altri paesi hanno fatto la guerra sulla legalità e sulla trasparenza, ma l’Inghilterra si tiene strette le proprie giurisdizioni offshore; l’Olanda e il Lussemburgo, che fanno parte della UE, praticano il dumping fiscale a danno degli altri paesi della stessa UE; gli Stati Uniti, con il Delaware e il Nevada, stanno diventando uno dei principali centri offshore del mondo. La politica ha rinunciato ad esercitare il proprio primato consegnandolo di fatto nelle mani della grande finanza che oggi detta l’agenda ai governi. Si demoliscono i confini nazionali e si svuotano le costituzioni democratiche dei loro principi e delle tutele fondamentali per permettere ai capitali di spostarsi rapidamente e dove vogliono. Di questo dobbiamo essere consapevoli.

EMILIO: Voi state spostando il discorso sul piano geopolitico e internazionale. Però se lo riportate a casa nostra dovete riconoscere che abbiamo commesso una serie di leggerezze e di errori. Se noi avessimo avuto un progetto di sano sviluppo del sistema bancario, se avessimo rispettato le regole internazionali, se avessimo siglato il memorandum con Banca d’Italia e l’accordo contro le doppie imposizioni con l’allora ministro Fini… dall’Italia avremmo ricevuto collaborazione anziché ostilità. Se avessimo portato a San Marino delle banche importanti, invece di mettere in atto una speculazione di basso livello, io credo che non ci troveremmo in questa situazione. Questo è il punto.

LUCA: Io e Walter siamo dei forti anti-liberisti e siccome il liberismo sembra bussare alle nostre porte siamo portati a considerare con maggior preoccupazione ciò che potrebbe accadere rispetto a ciò che è già accaduto. Non solo… La grande finanza potrebbe approfittare di questa delicata fase di transizione per tentare – come fu per la vicenda Delta/Cassa di Risparmio – una nuova speculazione contro il Paese.

EMILIO: Anche io sono contro il neoliberismo e le speculazioni della grande finanza. Ma sono rigido nelle mie valutazioni. Noi dobbiamo impegnarci a costruire uno Stato corretto, che abbia prestigio internazionale.

WALTER: Su questo siamo d’accordo.

LUCA: In ogni caso. Grande finanza o meno, errori o non errori, la situazione è questa. E con questa dobbiamo fare i conti.


© Fotografie: SUPER

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