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ECCO PERCHÈ ME NE SONO ANDATO

IL SOCIO FONDATORE DI CIVICO10 MOTIVA L’ABBANDONO DEL MOVIMENTO

Lo scorso primo luglio, il socio fondatore – nonché candidato – Simone Guidi ha dichiarato tramite Facebook il proprio abbandono del movimento politico Civico10. Sebbene la notizia sia stata riportata dal quotidiano “La Tribuna Sammarinese”, le ragioni di tale scelta non sono state mai chiarite pubblicamente. Simone, nel suo post pubblicato sui social media, scriveva di non concordare più “con le idee di priorità del movimento” e di avere un’idea molto distante da quella del gruppo”.

Inoltre, giovedì 15 settembre 2016 è stato diffuso un lungo comunicato in cui si apprendeva la clamorosa fuoriuscita di sette componenti di Civico10. Secondo questi ultimi – Marco Rossi, Daniela Giannoni, Christian Bologna, Sara Rossini, Fulvio Simoncini, Marinella Guerra e Cristian Vannucci – la decisione sarebbe scaturita da un’insanabile divergenza con la linea politica intrapresa attualmente dal movimento politico.

Ho deciso di incontrare Simone per conoscere più approfonditamente le motivazioni dietro questa, ormai evidente, spaccatura del movimento C10.

A cosa ti riferivi, in particolare, nel tuo post Facebook? Quali sono effettivamente questi punti di dissenso?

L’uscita dal movimento è stata conseguente al primo ciclo di incontri del progetto “#Dal dire al fare”, dove si faceva una proposta politica a Sinistra Socialista Democratica (SSD, NdR) e Repubblica Futura (Alleanza Popolare e Unione Per la Repubblica, NdR) e si apriva questo discorso anche ad altre forze, tra cui Rete. “#Dal dire al fare” era il progetto politico che hanno presentato per proporre la linea politica di alleanza – nelle prossime elezioni – a SSD e Repubblica Futura, e inizialmente anche a Rete. Però Rete è stata poi accantonata, perché Rete ha detto: “Ci va bene tutto, tranne Repubblica Futura”. C10 ha scelto Repubblica Futura piuttosto che Rete.

A seguito di questo primo ciclo di incontri, che si è tenuto a giugno, dove tutte le forze politiche concordavano sulla lista di priorità che era stata portata da Civico10, si era posto nel movimento un dilemma sul “con chi stare”, cioè la questione del rinnovamento; se Civico10 si fosse fatto promotore del rinnovamento insieme a queste forze, allora poteva essere anche un progetto vincente, nel senso che un movimento civico era riuscito veramente per la prima volta a cambiare i partiti tradizionali.

Il giorno prima della mia fuoriuscita, avevo chiesto a Civico10 cos’era più importante in quel momento: porre subito la questione della candidature – cioè dei grandi nomi della politica che ci sono stati negli ultimi anni – oppure se era prioritario siglare un patto tra le forze, indipendentemente dalla questione del rinnovamento. C10 ha espresso a maggioranza che in quel momento non era importante tanto porre la questione del rinnovamento – cioè dire subito chiaramente le condizioni alle quali stringere il patto – ma prima stringere un patto e poi imporre il rinnovamento. Secondo me quello era un modo di agire totalmente sbagliato e in antitesi con quello che è stata la fondazione di Civico10: questo perché C10 è nato da gente che si è distaccata dal PSD (Partito dei Socialisti e dei Democratici, NdR) e da AP (Alleanza Popolare, NdR), e anche da gente nuova che voleva partecipare alla politica per la prima volta.
Il progetto comune era combattere quel tipo di sistema che si era venuto a creare.

Qualche giorno fa, sette esponenti di Civico10 hanno lasciato il movimento, spiegando poi in una nota stampa che non ne condividono la linea politica. Possiamo quindi dire che siano usciti a causa degli stessi tuoi motivi? C’è l’idea di costituire un nuovo gruppo politico?

Per adesso non c’è un progetto di fondare un movimento nuovo, né di aggregarsi a qualcuno, né di fondare una lista indipendente. La fuoriuscita degli altri ha un po’ le stesse motivazioni della mia. C’è stata una differenza nei tempi. Quella volta (la riunione antecedente alla fuoriuscita di Simone Guidi, NdR) c’era da fare una scelta di posizione forte: quella sera ho sbattuto la porta e ho “chiuso” come aderente e sostenitore di Civico10.
Altri condividevano l’idea di base che stavo portando avanti, ma hanno preferito restare all’interno e cercare di continuare a vedere se le cose potevano cambiare, ma che poi non sono cambiate. Quindi nulla è cambiato da allora, e loro sono usciti. Non si condivide più la linea politica del movimento. Spesso nei partiti la gente dice: “non sono d’accordo ma rimango perché voglio lottare da dentro”. Molte persone invece, che sono – secondo me – un po’ più “vere”, dicono: “Non sposo la linea politica del movimento, quindi esco, perché non ne condivido più le intenzioni”.

Il 26 luglio 2012 Andrea Zafferani – in procinto di lasciare il suo partito storico Alleanza Popolare – dichiarava al quotidiano “Corriere Romagna”: “Ci sono divergenze politiche sulle prospettive. […] Ho idea che oggi la politica non sia più propositiva sui temi. Se un partito è desideroso di cambiare, deve essere chiaro col paese e dire cosa vuole fare. Non sbatto la porta in faccia ad Alleanza popolare alla quale sarò sempre grato, ma c’è anche un problema di alleanze: il futuro prospettato non mi fa impazzire. Ho un approccio politico diverso”.

Alla luce degli ultimi accadimenti inerenti lo scenario politico, quel “non sbatto la porta in faccia ad AP” pare esser stata un’affermazione piuttosto profetica. Dato che ora la nuova coalizione prospettata per le prossime elezioni include anche Alleanza Popolare, quale effetto ti fa sentire queste parole oggi?

Quelle parole non penso siano collegate ai fatti di questi giorni. Visto che tanti mi chiedono cosa penso di Andrea, vorrei puntualizzare questo: Andrea può dare tanto alla politica, si impegna molto, studia, è una risorsa. Purtroppo ha una visione politica che proviene da vecchie concezioni. Nelle ultime elezioni si è messo in gioco, ha partecipato a un movimento nuovo; ha trascinato Civico, grazie anche alla sua esperienza in Consiglio. Purtroppo in quest’ultima fase i più grossi errori di Civico10 derivano proprio da lui, perché lui ha una visione che si restringe al Consiglio e alle vecchie logiche di sigla. La vogliamo chiamare “conta-voti”? La vogliamo chiamare “stringere patti con le sigle a prescindere dalle persone”? Questo vecchio modo di fare politica che – secondo me – lui è riuscito a portare in modo forte dentro Civico10, non si addice al movimento. Quindi, a parer mio,  Andrea purtroppo sta sbagliando tante cose e – in quanto alla linea politica – ha portato il movimento a fare degli errori.

In un’intervista apparsa su “San Marino Oggi” del 9 agosto 2012, Andrea Zafferani dichiarava: “Abbiamo due requisiti cardine: la condivisione del programma e la credibilità delle persone. Anziché una coalizione di partiti, la nostra potrebbe essere quindi una coalizione di persone, cioè di progressisti che condividono questo approccio. A costo di presentarci da soli”.

Tu, che sei stato uno dei fondatori di Civico10, lo vedi ancora come una formazione politica composta da persone progressiste?

No, con le ultime scelte che ha fatto si è trasformato in un partito vero e proprio. Il grosso problema è l’essere scollegati tra il Consiglio, il movimento e i propri elettori. C’è stato un appiattimento della politica sulle dinamiche del Consiglio. I consiglieri di opposizione hanno sofferto questa posizione; perché tu lavori, lavori, lavori, e non ottieni niente. Un consigliere – di conseguenza – entra in una logica che non lo porta ad ascoltare i cittadini e opinioni diverse dalle proprie, ma si concentra solo su dinamiche consiliari. Quindi si inizia a “ragionare di sigle”, si innescano le dinamiche dell’aula, le quali fanno sì che la politica da te portata avanti non sia più funzionale né al paese né alla base del tuo movimento. Entrando in questa logica, Civico si è trasformato nel partito tradizionale. Ovvero: “io sto con certe persone, certe sigle, perché mi garantiscono un determinato risultato”, tralasciando la parte idealistica del perché tu sei lì. In teoria dovresti rappresentare un insieme di cittadini ai quali hai promesso un certo tipo di ideale, che sarebbe poi la sfida al vecchio sistema, in favore di quello nuovo. Questa sfida è stata totalmente persa.

Qual è secondo te, a questo punto, la differenza tra la parola “movimento” e “partito politico”?

Adesso, utilizzare la parola “movimento” fa figo, mentre “partito” fa brutto; ma c’è un motivo. Con “partito” ti viene in mente subito la politica di 20/30 anni fa, personaggi ben distinti, un modo di fare politica con vecchi ragionamenti. “Movimento” oggi è più usato per riconoscere quelle correnti che nascono proprio dal basso, non da un gruppo di potere che poi va in giro a raccogliere voti. Un movimento viene definito come tale perché è in diretto contatto con la cittadinanza e ne supporta le azioni a livello politico. Dall’altra parte, un partito è qualcosa un po’ a sé stante che fa un “discorso” puramente apicale e poi va a chiedere consenso. È da dove viene il consenso che fa la differenza, anche se sicuramente “movimento” è una parola molto abusata.

Tuttavia, anche Alleanza Popolare, Noi Sammarinesi e Unione per La Repubblica sarebbero movimenti. Che ne pensi?

Sono quei movimenti che – come Civico10 adesso – si sono trasformati in partiti. Si continuano a chiamare movimenti, sono nati come tali e hanno creato – grazie proprio a questo – un consenso iniziale. Una volta arrivati lì, si sono trasformati e appiattiti sulla posizione della vecchia politica. Non posso più dire che Alleanza Popolare è un movimento, perché le decisioni sono prese a stanze chiuse e la gente o si adegua o non concorda.
Invece dovrebbe succedere l’opposto: interpelli la base, chiedi cosa vogliono i cittadini e da lì vai a sviluppare un progetto.

Molte persone auspicavano l’unione dei movimenti Civico10, Rete e San Marino Insieme: perché non è avvenuta?

Fino a un paio di anni fa “ero in rotta” con Rete. Mi sembravano troppo sanguigni, avevano poche proposte, spesso urlavano, non scendevano a patti con nessuno. Queste sono le caratteristiche forti del loro movimento; altre volte, queste sono peculiarità che fanno ottenere molto poco. Preferivo Civico10 anche perché – oltre alla parte di denuncia – c’era anche una forte parte di progettualità. Dopo un periodo di scontri con Rete, mi sono accorto che la rivalità scaturiva dalla situazione interna al Consiglio Grande e Generale. Quando le due basi dei rispettivi movimenti si interfacciavano, lasciavano da parte aspetti “di ripicca” per dare una concretezza vera: vincendo due referendum, abbiamo portato a casa risultati importanti.
A livello consiliare ci sono state delle dinamiche più forti: i consiglieri dei due movimenti non andavano d’accordo. Ciò ha fatto sì che le scelte fossero spesso viziate dai dissidi personali. Questo è uno dei motivi per cui secondo me non si è riuscita a fare questa unione.

In alcuni momenti siamo stati veramente vicini ad allearci, perché sono stati esclusi certi personaggi. Soprattutto, il rapporto è peggiorato dopo le elezioni delle Giunte di Castello e degli ultimi referendum: non siamo riusciti a fare un fronte comune e ci siamo sfaldati. Il momento in cui siamo stati più vicini è stato dopo i referendum su Fondiss e pensioni (avvenuti durante il 2014, NdR). In quel frangente non siamo stati furbi né a portare avanti il risultato referendario – Francesco Mussoni (Segretario di Stato alla Sanità, NdR) ha portato avanti ugualmente la sua politica – né a rinsaldare questa alleanza. Avevamo ottenuto una vittoria schiacciante, lì era l’occasione adatta per rinsaldare questo rapporto e andare avanti.

Credi che gli elettori, delusi da questa mancata collaborazione, possano essere più propensi a votare la nuova coalizione SSD-RF-C10 o che invece preferiscano il fronte “movimentista” di Rete e San Marino Insieme? Secondo te il movimento Civico10 conserverà il suo elettorato?

Fino all’ultimo ho sperato che si potesse fare un ribaltone in Civico10 – l’ho anche promosso – per portare il Civico nel posto dove deve stare, cioè nell’unione con i movimenti. Secondo me tante persone avrebbero votato questa opzione, il ballottaggio sarebbe stato quasi assicurato. Non penso che si rubino tanti voti: l’elettore di Rete e l’elettore di Civico10 sono molto differenti. È vero che Civico10 ha avuto alle scorse elezioni una buona percentuale di voti di protesta, che alle prossime perderàNon penso che i 1.400 voti incassati da Civico10 siano in gran parte dettati da quel voler “dare contro”. L’elettore di Rete è invece molto stanco, molto arrabbiato, e vota chi può garantire il rinnovamento vero. Se Civico10 fosse andato con Rete, l’opzione del rinnovamento sarebbe stata reale. Secondo questa strategia Rete farà un buon risultato, mentre Civico non credo; il rinnovamento, comunque, non ci sarà.

Anche se Civico10 corresse da solo alle elezioni, sarebbe per me un completo fallimento, se non addirittura una mossa inutile che confermerebbe l’incapacità di portare avanti una linea politica chiara. L’unica soluzione per me sarebbe stata l’unione dei movimenti. Alle prossime elezioni perdiamo tutti: ne perde il cittadino, ne perde il Paese. Chi se la ride sta dall’altra parte.

Luca Santolini, consigliere e fondatore di Civico 10, ha dichiarato che potrebbe non ricandidarsi alle prossime elezioni. Ritieni che questa eventualità, oltre che da motivazioni personali, possa derivare anche dalla mancata alleanza con i movimenti Rete e San Marino Insieme?

Io ho votato Luca. Nella sua attività di consigliere ha sempre operato bene, mi è sempre piaciuto. Purtroppo, stando in Consiglio e non ottenendo niente – rodendosi il fegato per raccogliere zero – secondo me lo stress ha prevalso sulle idee che Luca stava portando avanti all’inizio della sua carriera politica. Luca ha appoggiato il progetto “#DalDireAlFare”, insieme a tutto il gruppo consiliare; in questo caso sono rimasto deluso da Luca. In questo momento mi fa anche abbastanza sorridere che porti avanti un progetto politico sapendo di non volersi ricandidare. Ho grande stima di Luca, però in questi ultimi mesi ha perso la sua strada, si è perso. Luca ritroverà sé stesso, sicuramente, però portare avanti questo progetto di alleanze – sapendo che non ti ricandidi – è un errore madornale.
Questo progetto ha fallito, e con esso chi lo ha sostenuto, tra cui Luca.

Come ti spieghi che un movimento – nato per esprimere il rinnovamento – come Civico10 voglia allearsi con i vecchi partiti, tra cui UPR, una formazione politica decimata dalle indagini relative al “Conto Mazzini”? Non pensi vi sia anche una valenza simbolica negativa in tutto questo?

Se ne sono uscito, sicuramente questa valenza simbolica ce l’ha. Il tribunale ha fatto un ottimo lavoro. A livello politico, questi partiti ora “giocano” sul fatto che loro sarebbero già rinnovati, perché hanno allontanato queste persone indagate. Se vai interloquire con UPR,  loro affermano che hanno gente nuova, non più Gian Marco Marcucci, Pier Marino Menicucci e tutti coloro coinvolti nell’inchiesta “Conto Mazzini”. Dicono: “L’UPR è rinnovatissimo”. Anche nel PSD (Partito dei Socialisti e dei Democratici, NdR) stanno speculando parecchio sul fatto che molti personaggi sono stati allontanati, come i casi di Stefano Macina e Claudio Felici. Marina Lazzarini (Segretario PSD, NdR) mi ha detto che loro sono “rinnovatissimi”.

Se da un lato va bene, dall’altro va male. Civico10 è andato verso tali forze politiche: ci sono state delle dinamiche consiliari per le quali, per fare cadere il governo precedente, sono state fatte delle promesse.
Detta in modo semplice: tu fai cadere il governo, che poi io ti dò “spalla” per staccarti da Bene Comune e non lasciarti da solo. Questo è riferito soprattutto ad Alleanza Popolare.

Di questa cosa non c’è niente di scritto, però è l’opzione più plausibile che si può pensare. Secondo me ci sono stati accordi ben precisi, prima di fare quella mossa. Sono state promesse delle Segreterie di Stato, sono state promesse certe cose in cambio di altro. Diversamente, l’incaponirsi di certe persone non avrebbe senso. Tutta la questione assume un senso nel momento in cui nel Consiglio si fa una tale operazione.
Gli attori di questa vicenda negheranno fino alla morte, però io non mi spiego – a fronte di una fuoriuscita mia, di altri sette membri e della conseguente spaccatura del movimento – questo incaponimento nello stare con certi soggetti.

Diversi sostengono che questa frammentazione politica faccia il gioco della Democrazia Cristiana; con il ballottaggio e la legge elettorale, alla fine c’è il rischio concreto che loro tornino al governo. Come ti senti rispetto a questa prospettiva?

La coalizione di PDCS-PS-PSD è la più forte perché molto radicata nel territorio, ha dei personaggi all’interno molto influenti. È la prima che ha dato subito segnali di compattezza, mentre gli altri sono lì che ci pensano su. Ancora non si è parlato da nessuna parte di programmi elettorali. Alla data di oggi, nel 2012, Civico10 aveva già fatto il programma, lo aveva già approvato e condiviso con Sinistra Unita, con cui era in coalizione, e aveva già fatto delle serate pubbliche. Sono tutti in ritardo, sia le forze politiche che devono presentare un programma elettorale, sia i cittadini che ancora non sanno per cosa e per chi dovranno votare. Dovrei votare qualcuno in base alla proposta che porta con sé. Adesso stanno facendo la conta nei voti, ma nel frattempo non c’è ancora una proposta politica per il Paese, da nessuna parte. Secondo me quelli che arriveranno prima saranno quelli di là (PDCS-PS-PSD, NdR) perché hanno già sistemato le alleanze, e si sono già rinsaldati.

Di fronte al ritorno dei democristiani e socialisti mi sento allo stesso tempo spaventato e curioso. Le cose nel Paese non vanno bene, per cui riproporre di nuovo quelle sigle, quelle persone non può che spaventarmi. Il tipo di politica sarà sempre quello, non vedo come possano cambiare una politica che hanno portato avanti negli ultimi 30 anni. Sono anche curioso, aspetto di sapere cosa vogliono fare. Ci sono questioni “molto grosse” da affrontare, voglio vedere se le affronteranno soltanto per se stessi – come hanno sempre fatto – o per tutti. Spero per la seconda, anche se non ne sono sicuro. Se si guarda il programma di Bene Comune di 4 anni fa, ad oggi dovremmo essere una Repubblica splendida, e invece siamo andati sempre peggio.

Perché i sammarinesi, sia in politica che nella società, faticano così tanto nell’essere coesi e si rivelano – alla fine – vittime delle loro stesse divisioni?

Noi facciamo così fatica nell’essere uniti perché veniamo da tanti anni in cui non si è cercato di unire i cittadini su un ideale di paese: si è cercato di far emergere il singolo piuttosto che il popolo. Questo ha portato a un individualismo estremizzato, che è stato poi viziato dal boom economico. Il denaro ha portato benessere ma anche grandi disparità di trattamento. Questo è stato un cambiamento mondiale; una volta si sentiva di più l’appartenenza al proprio Stato, al vivere comune, adesso si è perso totalmente il senso della comunità.

© Fotografia: Simone | Luca “Zeta” Zonzini / ZZ

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