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IL DARE E L’AVERE

STORIA DEL VOTO DI SCAMBIO IN REPUBBLICA

Il voto di scambio è un reato a San Marino.

Il voto di scambio si riferisce all’azione di un candidato che – in cambio di favori leciti o illeciti – promette ad un elettore di ricambiare il voto da parte di quest’ultimo con un tornaconto personale, o con una promessa dello stesso.

Il voto di scambio è praticato talvolta da organizzazioni criminali, spesso di tipo mafioso, d’intesa con gruppi politici: questo caso specifico, nell’ordinamento italiano, definisce “il reato di scambio elettorale politico-mafioso”.

La pratica, illegittima – immorale e soprattutto illegale – è però alquanto diffusa anche a San Marino.

Purtroppo, è assai complesso – a livello giuridico – portare prove di un avvenuto voto di scambio, e dimostrarlo davanti ai magistrati.

È anche vero che ultimamente a causa della crisi economica, e le sempre minori entrate nelle casse statali, è più complicato usare il denaro pubblico per praticare voto di scambio. I soldi sono sempre meno, la merce di scambio – come ad esempio un impiego in Pubblica Amministrazione – è più difficile da elargire e ottenere a causa di tagli e spending review. Pertanto, oggigiorno si sta iniziando a cercare espedienti attraverso il settore privato, offrendo posti di lavoro in una futura attività commerciale o facendo leva sul potere arbitrario che ancora possiede il Congresso di Stato. Esso può infatti concedere residenze, licenze, sblocco di terreni e incarichi. Insomma, il metodo sta cambiando ma il principio rimane lo stesso.

Ci sono stati a San Marino alcuni sensazionali casi di presunte o provate pratiche di voto di scambio che hanno fatto molto discutere l’opinione pubblica.

Il primo tra questi è senza dubbio l’arresto il 17 ottobre 2015 di Gabriele Gatti, ex Segretario di Stato agli Esteri del Titano. L’uomo più potente e noto della politica sammarinese da almeno trent’anni a questa parte, era stato accusato di riciclaggio e associazione a delinquere finalizzata al voto di scambio.

Sempre di recente memoria è quello legato a Gianluigi Carrirolo.

“Era il 22 gennaio 2015 quando fu interrogato dal Commissario della legge Alberto Buriani Gianluigi Carrirolo, l’autore dei famigerati video compromettenti che in quel periodo circolavano. Il fascicolo è stato aperto dopo l’esposto presentato in tribunale da Simone Celli, (il segretario all’epoca dimissionario del Partito Socialista e ora candidato in SSD nella coalizione Adesso.sm, NdR) dopo la messa on-line del filmato nel quale si ascoltano le voci di alcuni esponenti socialisti, tra cui Simone Celli, Alessandro De Biagi e Alessandro Mancini, che in periodo pre-elettorale del 2012 erano andati a cena con il Carrirolo. In quelle registrazioni si parla del voto, e il mobiliere veneto Carrirolo parla della possibilità di portare 100 voti in cambio di un consolato in Libia” (da L’Informazione, 23 gennaio 2015).

La registrazione – pubblicata online il 21 novembre 2014 – ha avuto un seguito in Tribunale, dove il giudice Buriani ha archiviato il caso affermando che:

“ove non sia ravvisabile un rapporto diretto che sfoci in un accordo tra offerente ed elettore, non solo non vi è alcuno scambio di favori in materia elettorale […] non è sufficiente una promessa o un’offerta rivolta a un proprio collaboratore affinché procacci i voti di elettori rimasti estranei all’accordo”.

Di fronte al magistrato, sono volontariamente comparsi i tre protagonisti politici del video. Riportiamo – per dover di cronaca – alcune delle loro dichiarazioni in quella sede, tratte da un articolo de “La Tribuna Sammarinese” datato 26 ottobre 2015 a firma Davide Giardi:

“Parole (quelle di Carrirolo, NdR) che, ha spiegato il consigliere Mancini davanti al giudice, «vennero prese per vanterie, sembravano battute». Ad esse – ricostruisce il magistrato – non fu attribuita «nessuna credibilità» e non venne dato alcun seguito. Per Celli quella di Carrirolo parve «una presa in giro», cui venne risposto con «ironia e scherno». Per De Biagi era «impensabile che un veneto potesse disporre di un simile bacino» di voti.”

In definitiva, secondo la ricostruzione del Tribunale l’episodio sarebbe stato una sorta di commedia, dove i 3 candidati fingevano di accettare i voti in cambio di un consolato per schernire quello che consideravano un millantatore.

Sulla vicenda, dopo l’archiviazione del caso, Simone Celli dichiarò, in data 26 ottobre durante una seduta del Consiglio Grande e Generale:

“Riconosco lo sbaglio di aver peccato in quanto superficialità, leggerezza e faciloneria e di questo non posso far altro che assumermene la responsabilità”.

Andando indietro di pochi anni, è del 2012 invece l’apertura di un fascicolo di inchiesta da parte del Tribunale di San Marino sulle voci che riguardavano le pressioni per influenzare le candidature in occasione delle elezioni politiche dello stesso anno.

In quel periodo, “Il Fatto Quotidiano” ha dedicato un’inchiesta a San Marino sul voto di scambio. Nel video la giornalista Martina Castigliani intervista elettori francesi e americani. Uno di questi dichiara: “Sono tanti i partiti che organizzano questo tipo di viaggi”.

La giornalista ha poi interloquito con Paride Andreoli, nella sede del Partito Socialista di cui era presidente, che – in data 10 febbraio 2015 – ha subìto accertamenti bancari da parte del Tribunale sammarinese, i cui sospetti vertevano sull’ipotesi di riciclaggio di denaro proveniente dalla maxi-tangente relativa all’acquisto dei terreni su cui oggi sorge il centro uffici Tavolucci. Queste indagini sul suo conto, ne hanno determinato le dimissioni da consigliere il 21 marzo 2016.

Castigliani: “Ci sono dei francesi che sono venuti con i vostri pullman?”

Andreoli: “Sì, sì, ci risulta che ci sono”.

Nel 2006 fu invece diffuso un filmato che riprendeva taxi che accompagnavano elettori provenienti dall’estero ai seggi, e sammarinesi residenti in Sudamerica, alloggiati in hotel della riviera romagnola, caricati su furgoni e (de)portati ai seggi elettorali.

Un’altra testimonianza video documentata è del 1998, dove vengono ripresi e intervistati elettori che soggiornavano in alberghi della riviera romagnola.

In questo video vengono citati anche “gli ingombranti autobus” usati nelle elezioni del 1993, sempre per trasportare elettori esteri. In questo video, girato da Alleanza Popolare, vediamo una giovane Antonella Mularoni che parla di Carlo Felici:

“noto attivista democristiano che ha fatto carriera. Stupisce la frase che urla ai sammarinesi elettori appena arrivati col volo della Virgin Express per far capire loro che è meglio che non parlino […] si vede che per i democristiani la legge non vale. Loro sono al di sopra della legge”.

Poi prosegue:

“Quale sia il partito sammarinese ad aver organizzato e pagato il viaggio risulta chiarissimo”.

Si inquadrano poi alcuni elettori ammettere, in un italiano un po’ stentato, che ad organizzare la trasferta sarebbero stati “quelli del governo” e “la democrazia”. Fatto curioso è che il partito di Antonella Mularoni – Alleanza Popolare, ora Repubblica Futura – è poi negli anni seguenti diventato alleato di governo della Democrazia Cristiana per ben due legislature. Mularoni ha ricoperto il ruolo di Segretario di Stato dal 2008 al 2016, di cui i primi due anni sedendo in Congresso di Stato con Gabriele Gatti.

È doveroso specificare che il Codice Penale sammarinese prevede un apposito capitolo intitolato “reati contro i diritti politici”. L’articolo 394 incrimina non solo le pressioni illecite esercitate al fine di indurre l’elettore a votare o no per un determinato candidato, ma anche ogni altro tipo di indebita sollecitazione.

La pena è applicata anche al cittadino che accetta l’utilità non dovuta; se però questi rende confessione spontanea e utile, le recente riforma elettorale ne esclude la punibilità. Viene così incoraggiata la denuncia del fenomeno del voto di scambio.

Per vigilare sul corretto svolgimento delle elezioni del 20 novembre, l’Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (OSCE) si è espressa favorevolmente circa una possibile attività di monitoraggio elettorale.

Il gruppo di membri incaricati concentrerebbe la propria attività sui metodi di finanziamento della campagna elettorale e sulla totale indipendenza ed efficacia dei media; i problemi inerenti la legalità spesso si riflettono anche sui mezzi di informazione.

Quello che ogni cittadino può e deve fare in primis è non praticare voto di scambio e segnalare qualsiasi caso sospetto, senza avere timore di “fare la spia”. Il reato, previsto dal nostro codice penale, potrebbe infatti compromettere il corretto svolgimento delle elezioni e quindi svilirne gli stessi principi democratici.

© Fotografia: Giudizio Universale | Andrea “Andrew” Zonzini / Perrycolante

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