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IL RAPPORTO SHELDON

PERCHÈ SAN MARINO PREOCCUPAVA LA CIA?

Ottocentomila documenti, tredici milioni di pagine. Ecco i numeri del pacchetto di files desecretati messi in rete dalla CIA (Central Intelligence Agency) il 17 gennaio: fiumi di inchiostro top secret, infatti, periodicamente vengono pubblicati anche online dai servizi segreti americani in virtù del FOIA (Freedom Of Information Act), una legge che permette ai giornalisti – o a chiunque altro fosse interessato – di visionare alcuni fascicoli degli 007 statunitensi.

Fra queste tonnellate di carteggi, ve n’è uno (già apparso integralmente su SUPER) che riguarda specificatamente il nostro Paese. Si tratta di una missiva datata 12 agosto 1955 e firmata da Huntington Denton Sheldon, allora aiutante del Direttore dell’Ufficio di Current Intelligence (una sezione della CIA dedita all’effettuare analisi e interpretazioni su questioni di attualità politica, sociale ed economica). Il destinatario è il Deputy Director (Vice Direttore), il numero due del servizio segreto, ruolo ricoperto in quel periodo dal generale Charles Pearre Cabell. Il rapporto Sheldon propone una sintetica analisi del contesto politico sammarinese in vista delle elezioni che si sarebbero tenute di lì a poco in Repubblica; quella tornata elettorale sarà poi vinta dalla coalizione socialcomunista.

Per meglio comprendere il contenuto del testo, è necessario contestualizzarlo. Siamo in piena Guerra Fredda: l’Occidente capitalista ad egemonia americana si contrappone al blocco comunista capitanato dall’URSS, la corsa agli armamenti atomici è a pieno regime e le diplomazie corrono sul sottile filo che separa una relativa pace da una devastante guerra nucleare. Come in un romanzo uscito dalla penna di Giovannino Guareschi, anche un piccolo paesino di campagna come San Marino è non solo attraversato dal forte contrasto ideologico del tempo, ma anche posto sotto la lente della superpotenza americana. Nel 1955, infatti, il governo della Repubblica era saldamente in mano ad una coalizione di sinistra composta dal Partito Comunista Sammarinese e dal Partito Socialista Sammarinese sin dal 1945.

Il succitato file, pur nella sua brevità, offre un interessante scorcio di attualità passata e presente: non a caso, la sezione dedicata alle “Principal Issues” (Argomenti principali) dedica un ampio paragrafo proprio alla questione – anche oggi quanto mai importante – della Cassa di Risparmio. Sheldon si riferisce alla legge numero 10 del 1954, approvata dal Consiglio Grande e Generale il 16 marzo di quell’anno; la norma in oggetto prevede difatti che i presidenti degli istituti di credito sammarinesi debbano essere di nomina consiliare, così come tre membri del consiglio di amministrazione. I comunisti, secondo il funzionario CIA, giustificano il loro atto con la finalità di vigilare affinché la concessione di prestiti – in particolare di CARISP – sia compatibile col “pubblico interesse”. Com’è facile immaginare, la spia americana propone una lettura fortemente critica, e confacente agli interessi degli azionisti, di questo provvedimento. I soci della banca, in effetti, temevano che i “rossi” – entrando nella dirigenza degli istituti – avrebbero potuto tagliare il debito che lo Stato aveva accumulato nei loro confronti, nonché effettuare fantomatiche e non meglio specificate “transazioni finanziarie di carattere politico”. La gestione dei crediti delle banche sembra quindi sia uno di quei problemi, o affari, atavici ed evergreen.

Un’altra tematica sempre attuale è quella del voto estero: nella sezione dedicata ai “Principali elementi di influenza del risultato (elettorale, NdR), l’agente segreto afferma senza mezzi termini che “Il fattore più importante sarà il ‘voto importato’ da ambo le parti (socialcomunisti e democristiani, NdR). Alle precedenti elezioni del 1951, pare appunto che il PCS avesse ottenuto una risicata vittoria proprio grazie al numero di lavoratori “importati” dal Belgio e dall’Italia. A questa tornata, rassicura Sheldon, i democristiani non si faranno cogliere impreparati: in Repubblica sarebbero già sbarcati circa 70 sammarinesi anticomunisti provenienti direttamente dagli U.S.A.

Sebbene costituisca un nuovo elemento documentale, questo incartamento è solo uno dei numerosissimi files americani declassificati riguardanti San Marino: un’ingente quantità di cablogrammi – resi disponibili nel 1994 – concerne anche la pianificazione del colpo di mano perpetrato nel 1957 dai democristiani locali con l’appoggio dell’Italia e degli Stati Uniti d’America. Tale vicenda, ancor oggi piuttosto oscura ed ambigua, verrà prossimamente analizzata dal magazine SUPER.

Una domanda, tuttavia, sorge spontanea: perché tanto interesse verso la nostra minuscola Repubblica?



Ad avviso di Sheldon, San Marino ha “la sospetta particolarità di essere l’unico stato sovrano dell’area (si riferisce all’Europa occidentale, NdR) con un governo dominato dai comunisti”. Quale concreta problematica rappresenta, dunque, questa remota landa di terra brulla per le autorità americane? “La prosecuzione di questa situazione”, prosegue lo 007, danneggia il prestigio dell’Occidente e offre incoraggiamento a tutti i partiti comunisti”. Inoltre, la circostanza è di imbarazzo per i democristiani italiani, oltre che pericolosa, poiché il nostro Paese – comunemente noto come luogo d’asilo – viene considerato potenziale rifugio per dissidenti comunisti.

Per quanto piccola e innocua, il governo di sinistra a San Marino rappresentava un’anomalia che l’imperialismo targato U.S.A. voleva veder cancellata. Ci riuscirà, come precedentemente accennato, dopo macchinazioni durate ben due anni; ma questa è tutta un’altra storia.


© Fotografia: The Agency | Luca “Zeta” Zonzini / ZZ

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