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LA TARGA DIMENTICATA

UN INAUDITO CASO DI DEGRADO ED INCURIA

A tutti i sammarinesi, almeno una volta, è sicuramente capitato di recarsi nel centro storico per qualche ragione. Che sia stato per partecipare ad un evento, o per una semplice passeggiata, l’area “medioevale” di Città costituisce – pur sempre – un importante motivo d’orgoglio per gli abitanti della Repubblica. Tale fiore all’occhiello, sebbene nel 2008 sia stato iscritto nella prestigiosa lista dei siti Unesco Patrimonio dell’Umanità, racchiude numerosi – e particolari – elementi storici spesso ignorati o dimenticati dalla popolazione. Tuttavia, l’origine di questa trascuratezza non è da ricercarsi in un’ipotetica carenza di interesse da parte dei sammarinesi, bensì nella scarsa valorizzazione che le istituzioni riservano ad alcune opere caratteristiche presenti in territorio.

Difatti, saranno probabilmente ben pochi quelli hanno prestato attenzione alla grande lapide commemorativa esposta nella piazza antistante la Basilica del Santo. La targa, un manufatto in pietra piuttosto irregolare, è collocata sulla sommità di un alto muro composto da blocchi di dimensioni eterogenee. Detta posizione, alquanto inaccessibile, ne compromette la visibilità e la leggibilità; non sono presenti, peraltro, indicazioni o illuminazioni apposite. Oltretutto, l’incuria e l’azione apportata dagli agenti atmosferici durante gli anni, impediscono effettivamente la lettura dell’iscrizione. Il testo ivi scolpito, ormai quasi impercettibile, è il seguente:

“IL XXV MARZO MCMVI
DOPO UN LETARGO DI IV SECOLI
SORGEVA LA FORZA DEL POPOLO NOVO
A RIVENDICARE
CON L’ARENGO DEI PADRI
IL DIRITTO SOVRANO
INDARNO REPUGNANTE LA VECCHIA OLIGARCHIA
CHE OGGI
AUSPICE IL GOVERNO
BENEDICE NEL RITO DELLA CHIESA
ALLA CONQUISTA NON SUA”

Non c’è che dire: un linguaggio tanto solenne, quanto forbito, desta indubbiamente curiosità. Qual è, dunque, l’episodio storico rievocato da questa voluminosa lastra?

Il 25 marzo 1907, a San Marino, si celebrò il primo anniversario dell’Arengo, ovvero la conquista del suffragio universale maschile. Le commemorazioni furono due: quella “ufficiale” avvenne in Pieve mediante rito religioso, l’altra consisté in una sorta di sit-in organizzato da socialisti ed anticlericali. I manifestanti, proprio dinnanzi alla Basilica del Santo, si riunirono e posero la lapide che oggi appare – a malapena – in quella piazza. La targa in pietra campeggiò per circa un mese, dopodiché il governo – in gran parte ancora dominato dalla “vecchia oligarchia” – diede ordine di rimuoverla. La stele, infine, venne ricollocata stabilmente soltanto nel secondo dopoguerra.

Il magazine SUPER, considerata l’alta rilevanza dei suddetti accadimenti storici, ha presentato – lo scorso 2 ottobre – regolare istanza d’Arengo affinché sulla lapide “siano posti in atto tutti gli interventi di restauro necessari a rendere agevolmente leggibile l’iscrizione, che trovasi oggi in stato di degrado tale da essere pressoché incomprensibile”. La petizione popolare, formulata da Giovanni Zonzini e sottoscritta da altri cittadini, si concludeva così: “I firmatari ritengono che l’indipendenza di cui il nostro Paese gode sin dal Medioevo sia in gran parte ascrivibile al senso di appartenenza alla nazione che i nostri avi hanno perpetuato e mantenuto vivo nel corso dei secoli e, poiché tale appartenenza non può sussistere senza la conoscenza del passato della propria comunità, considerano di fondamentale importanza restituire, al popolo sammarinese tutto e alle genti di ogni terra che vi sfileranno innanzi, il manufatto soprascritto, in guisa di lapideo testimone dell’abbattimento del regime oligarchico – protrattosi per quattrocento anni al governo del nostro Paese – e della travagliata alba della democrazia, che i tempi passati come quelli presenti ci rimembrano essere un bene tanto prezioso quanto fragile”.

L’istanza è stata recentemente dichiarata conforme ai requisiti ed ammessa; verrà pertanto discussa in Consiglio Grande e Generale. Non ci è dato sapere quando essa verrà dibattuta, se a breve o meno, ma auspichiamo che nessun consigliere ritenga opportuno impedire il restauro della lapide commemorativa. D’altra parte, l’anno 2017 corrisponde proprio al 110° anniversario dalla posa di quell’emblematica targa; celebrarlo con l’approvazione di questa istanza d’Arengo sarebbe certamente di lieto augurio.

PARAFRASI DELL’ISCRIZIONE

Il 25 marzo 1906, dopo 400 anni di sonno (gli statuti del 1600 decretarono di fatto il regime oligarchico, NdR), si risvegliava la forza del popolo nuovo per richiedere, con l’arengo degli antenati, il diritto di governare il Paese, nonostante l’inutile avversione della vecchia oligarchia che, oggi, col benestare del governo, festeggia con un rito religioso una conquista che non le appartiene.


© Fotografia: Commemorative plaque | Luca “Zeta” Zonzini / ZZ

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