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OUTLET GOODBYE?

UN TRISTE ANNIVERSARIO

24 marzo 2016. Fra esplosioni di champagne e rotture di uova pasquali, Jarno Trulli – vecchia gloria della Formula 1, oggi imprenditore – tagliò il nastro all’ingresso del One Gallery Outlet, alla presenza del parroco di Serravalle Don Giuseppe Innocentini. Presenti, tra gli altri, anche gli allora Segretari di Stato: Iro Belluzzi al Lavoro, Teodoro Lonfernini al Turismo e Marco Arzilli all’Industria.

24 marzo 2017. L’outlet può spegnere la prima candelina, e lo fanno i 64 lavoratori che da ben 21 giorni sono in sciopero: gli stipendi non arrivano. I sindacati chiedevano all’ex pilota – primo azionista della struttura ma latitante dall’inaugurazione – quali sarebbero i suoi progetti per il rilancio dell’azienda. Per oggi è prevista una riunione della Commissione Permanente Conciliativa: da lunedì i dipendenti del One Gallery inizieranno ad usufruire degli ammortizzatori sociali. Pare, quindi, che le risposte dalla proprietà non siano giunte o siano state insoddisfacenti agli occhi degli scioperanti. Costoro sono, tanto per cambiare, la categoria maggiormente colpita. Infatti, l’ultima remunerazione ricevuta – e non senza difficoltà – risale alla tredicesima di dicembre.

Il One Gallery non è certo la prima attività ad incontrare difficoltà nel pagare i dipendenti o a chiudere i battenti. Oltre a ciò, la vicenda diviene anche il simbolo di un determinato modello di sviluppo e del far imprenditoria.

Dobbiamo infatti ricordare che – proprio mentre l’outlet di Ponte Mellini veniva inaugurato – iniziava ad entrare nel vivo il dibattito circa il cosiddetto Polo della Moda (o del Lusso), progetto poi sottoposto a referendum popolare il 15 maggio dello stesso anno. A voler esser più precisi, occorre sottolineare che l’apertura del One Gallery avvenne solo pochi mesi dopo la scadenza del termine ultimo per aderire alla Voluntary Disclosure (un istituto attraverso il quale chi detiene illecitamente capitali all’estero può provvedere a regolarizzare la propria posizione “autodenunciandosi”, ossia denunciando spontaneamente al fisco del proprio Stato di appartenenza le violazioni commesse in materia di “monitoraggio” fiscale).

Negli attuali concitati momenti, i dipendenti e non solo, si domandano: dove sono finite la proprietà e la dirigenza? Come rimarcato dai sindacati ad inizio marzo, Jarno Trulli pare non essersi più visto dal giorno dell’inaugurazione. L’outlet fa capo alla Capital Evo s.a, una holding di diritto lussemburghese (di cui Trulli è beneficiario effettivo) con affari – oltre che a San Marino – in Canada, Cina, Italia e Svizzera. L’ex pilota sembra non essere del tutto estraneo al mondo delle società anonime e dei paradisi fiscali, tanto che è finito recentemente nei Panama Papers a causa di un’altra sua società anonima – la Baker Street – con sede nelle isole Seychelles. A tal proposito, Trulli ha comunque dichiarato essere tutto perfettamente legale.

Capital Evo – così come One Gallery – avrebbe, nel ruolo di Direttore Generale, Fernando di Paolo; questo almeno, risulta dal curriculum vitae del professionista. Costui appare da tempo in rapporti con Trulli, visto che – già dal luglio 2014 al dicembre 2015 – è stato Direttore Marketing della Trulli Formula E, la squadra automobilistica del pilota.

Chi è, dunque, Fernando di Paolo? Secondo il settimanale italiano “L’Espresso”, egli sarebbe un imprenditore domiciliato a Montecarlo che si è esteso in molti rami: l’attività di famiglia compare nell’ambito dell’abbigliamento, con la “GPM (Gruppo Produzione Moda)”, ma il DG dell’outlet di Ponte Mellini si è distinto anche come immobiliarista. Ad esempio, è balzato agli onori delle cronache nel 2009, quando la Procura di Chieti sequestrò il resort Le Vele  in costruzione presso Francavilla – per irregolarità nella procedura per l’autorizzazione ad edificare; il complesso edilizio, difatti, si sviluppava sulla spiaggia. La questione si è conclusa nel 2013, allorché il Comune ha ottenuto 1,3 mln di € per regolarizzare la pratica, dal momento che l’edificio era ormai già in piedi. Egualmente a Jarno Trulli, anche Fernando di Paolo è finito alla ribalta con la “Greenberg Holdings Corp” (citata sui Panami Papers), con sede sempre alle Seychelles. Tuttavia, nessuno dei due imprenditori ha ricevuto contestazioni in merito da parte delle autorità.

“Sembrava una iniziativa lontana invece è già qui ed è una iniziativa che proietta San Marino nel futuro, disse Marco Arzilli all’inaugurazione del One Gallery. È dunque questo il modello economico per il futuro della Repubblica? Uno sviluppo fondato sulle stanche macerie di un Paese in perenne crisi e sulla viva carne dei lavoratori senza stipendio né futuro? Tale è il modello outlet? Quale sarà il futuro delle giovani generazioni?

Mentre gli interrogativi sono tanti, le risposte poche e le prospettive vicine allo zero.

Di sicuro dietro ai numeri ci sono persone: quelle (poche) che s’arricchiscono e quelle (tante) che si impoveriscono. Dietro a queste ultime si cela sempre più spesso il dramma di una quotidianità scandita dall’incertezza, dalla disperazione e dalla povertà crescente.


© Fotografia: Closed | Luca “Zeta” Zonzini / ZZ

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