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SALVARSI O FARSI SALVARE?

CAFFÈ FINANZIARIO, PUNTATA N. 1 

Nota per il lettore: i dialoghi della rubrica sono registrati con alcuni giorni di anticipo rispetto alla loro pubblicazione, mentre la “questione finanziaria” muta rapidissimamente a causa del susseguirsi di fatti rilevanti. Talvolta, pertanto, le considerazioni e i riferimenti contenuti al loro interno potrebbero risultare non perfettamente aggiornati.


OSPITI DELLA PRIMA PUNTATA

ANDREA BELLUZZI Avvocato e Notaio. Una grande passione per le competizioni motoristiche: 25 anni passati dietro al volante e un’importante collezione di trofei nella bacheca. Erede di una famiglia di forte tradizione conservatrice, ha trovato la sua casa politica nella sinistra riformista. Liberale, laico, europeista. Membro nella precedente legislatura del Consiglio Grande e Generale. Capitano Reggente nel 2015. Aperto alla costruzione di nuovi percorsi, dalla politica ha imparato “a coltivare la capacità di dialogo e di confronto, sempre e a prescindere”.

PINO GUIDI Perito agrario. Alle spalle molte esperienze pubbliche e private nel settore agronomo e zootecnico. Ha collaborato con diverse università di settore. Imprenditore instancabile, è spesso impegnato in eventi fieristici europei ed extra-europei. Attento osservatore delle politiche del credito. Ha ricoperto in Repubblica ruoli importanti, anche nel settore bancario. Animato da un forte sentimento sammarinese, sostiene con ostinazione “la necessità di promuovere il sistema paese”.

ALESSANDRO ROSSI Ingegnere elettronico e programmatore informatico. Si è occupato di sistemi informativi bancari. Attualmente libero professionista e imprenditore nel settore della conformità normativa e degli strumenti informatici di supporto. Vivace animatore della sinistra sammarinese, ha participato alla costruzione di molteplici esperienze politiche. È stato Consigliere della Repubblica dal 1998 al 2013. Capitano Reggente nel 2007. Relativista praticante e originale analista socio-politico, è conosciuto nel Web per alimentare i dibattiti con l’uso del paradosso e della provocazione.


PINO: Da dove partiamo ragazzi?

ALESSANDRO: Se vogliamo trovare un buon sistema che regga nel tempo forse dobbiamo partire dal capire bene il sistema precedente, quello dei famigerati capisaldi, perché non solo ha retto poco, ma si è chiuso anche male.

ANDREA: Conosco la tua analisi, Alessandro. Tu hai avuto il coraggio di dire che cos’era la realtà del Paese quando dirlo era difficile…

ALESSANDRO: Era un realtà basata su di un tipo di economia parassitaria, che ha creato un meccanismo deteriore nella vita della gente. Ha smorzato la tensione del fare. Ad un certo punto abbiamo smesso di puntare al miglioramento, all’innovazione. Vi faccio un esempio: con la Cartazzurra noi siamo stati fra i primi paesi al mondo a introdurre il certificato elettronico per la sanità. Da allora il background tecnologico dello Stato non ha più fatto passi in avanti. Siamo stati superati anche dall’Italia. Il modello offshore ha portato la ricchezza materiale, ma ci ha impoverito di idee.

ANDREA: Mi suggerisci un domanda. Tu sostieni che questa ricchezza arrivava con troppa abbondanza. Anche in altri paesi, come nel Principato di Monaco, la ricchezza arrivava (e ancora arriva) con abbondanza. Lì c’è una raccolta che supera i 100 miliardi di euro a fronte dei nostri miseri 6 miliardi e mezzo. Però loro si distinguono per gestire il denaro con competenza. La domanda è: perché noi non ci siamo riusciti?

ALESSANDRO: I paesi mediterranei hanno una cultura diversa, più estroversa e spregiudicata. E poi Monaco ha un protettore… la Francia: è la Banca centrale francese a fare la vigilanza sulle banche monegaschi. Inoltre, da dopo Mani pulite i nostri partiti non ha più trovato in Italia dei referenti certi. Questo ha creato dei grossi problemi politici.

ANDREA: Li crea ancora oggi.

ALESSANDRO: In quegli anni la classe dirigente del Paese s’è montata la testa e non ha capito cosa succedeva. L’offensiva ai modelli offshore è partita nel lontano 1998. Nel 2000 Gatti ha firmato la famosa lettera in cui si impegnava con l’OCSE ad abbandonare la segretezza come leva economica. E invece subito dopo il governo è partito con la piazza finanziaria. Ora, mettere a posto le cose non è facile. Ci vorrebbe la capacità di tutti gli attori a dialogare con franchezza. Gli errori vanno riconosciuti. Ma questo non significa svendere le nostre risorse. Io non sono un estimatore di Stefano Ercolani e di Asset Banca, però ogni elemento di instabilità che si aggiunge al quadro complessivo, schiaccia sempre di più il Paese verso la depressione economica.

PINO: Il commissariamento di Asset Banca ha impaurito i cittadini. Sapete quante famiglie sono venute da me a chiedermi: “Pino, che cosa dobbiamo fare?”. Banca centrale una cosa buona l’ha fatta: il fondo di garanzia dei depositi fino a 100mila euro. Il fondo non ha le riserve necessarie, però stiamo parlando di una norma dello Stato, per cui mi sento di affermare che la garanzia è reale. Ho detto a queste famiglie: “Fate i depositi da 100mila euro individuali o cointestati. Se avete molti soldi frazionateli in un’altra banca, ma sempre sammarinese. Tenete la liquidità in territorio”. Spostare i soldi nelle banche italiane assolutamente non si deve fare, sarebbe povertà per il Paese. Dobbiamo anche capire lo stato d’animo e di pensiero di questi sammarinesi. Vi immaginate che tipo di paura si ha dentro, quando si portano i risparmi di una vita oltre confine? Questo è tremendo. Il governo di fronte a questi fatti non può limitarsi ad una difesa cieca di Banca Centrale o a dire che “il sistema è solido”.

ANDREA: Io ho la responsabilità politica della nomina dell’attuale governance di Banca Centrale… l’ho votata. Però noto con preoccupazione che c’è quantomeno un grande difetto di comunicazione. Senza entrare nel merito della bontà o dell’opportunità degli atti che compie Banca Centrale, quello che manca è comunicare fiducia alla cittadinanza, comunicare l’esistenza di un progetto, di un progetto che porti San Marino da qualche parte. A livello istituzionale ci sono delle contraddizioni. Il Segretario alle Finanze dice che “il sistema è sano”, ma lo dice due giorni dopo il commissariamento di una banca che sembrava avere i conti in ordine. Io mi trovo spaesato. Non tanto come politico o come professionista. Ma come cittadino.

PINO: Le contraddizioni sono anche altre. Per esempio sugli NPL Banca Centrale è partita sbandierando al mondo che San Marino ha questo grande problema. Poi, quando si è accorta dell’allarmismo creato, ha proibito agli addetti di settore di parlarne. Se prima dai fuoco alla paglia e poi chiami il pompiere, la gente non ci capisce più niente. E poi, per quanto riguarda la riservatezza, è vero che le banche centrali hanno degli obblighi, ma non possono essere applicati agli stakeholder… Il neo-presidente e il neo-direttore di Banca Centrale sono qui da un anno e ancora si rifiutano di incontrare i vertici delle nostre banche e dell’ABS.

ANDREA: Tu, Pino, sostieni che Banca Centrale si deve rapportare con gli stakeholder. Hai ragione. Però ti faccio presente che i primi stakeholder sono le famiglie, che alle banche hanno affidato i propri risparmi, e i lavoratori, che hanno affidato il fondo pensioni. Il primo stakeholder è la comunità sammarinese. Sono i Sammarinesi che debbono decidere che cosa fare e dove andare.

PINO: Mi hai fatto venire in mente una cosa. Apro una parentesi. Sapete l’ultima? Mi è giunta notizia che altri 25 milioni del fondo pensioni sono stati spostati in un fondo lussemburghese. Drenare liquidità in una situazione come questa mi fa venire la pelle d’oca.

ALESSANDRO: A proposito  di contraddizioni… Celli non aveva detto che il Paese ha un problema di liquidità? Comunque, per tornare al nostro discorso… sono d’accordo con Andrea, sono i Sammarinesi a dover scegliere del proprio futuro. Quando le scelte sono calate dall’alto, lo sappiamo già come va a finire. Guardate cosa è successo con la piazza finanziaria. Dove ci ha portato? Al grave problema degli NPL.

PINO: Il problema non è così grave come si dice. I crediti sono stati fortemente svalutati. Io non sono preoccupato per il problema in sé. Sono più preoccupato per questa incapacità delle istituzioni di ragionare fra di loro e trovare le soluzioni.

ALESSANDRO: Ti faccio una domanda Andrea: quando in Consiglio hai dato il tuo voto a Grais per la presidenza di Banca centrale, cosa ti aspettavi dalla nuova governance?

ANDREA: Che aiutasse il sistema a trovare nuove risorse e a crescere. Il mandato era quello dell’internazionalizzazione. Lo sta seguendo?

ALESSANDRO: Mi sembra di sì.

ANDREA: Ah, sì ma in un modo molto particolare…

PINO: Internazionalizzare?! Prima di attraversare l’oceano bisogna almeno essere capaci di guadare il torrente: non abbiamo ancora siglato il memorandum con Banca d’Italia, che è un passaggio obbligato. Serve che una grande istituzione riconosca lo sforzo che abbiamo prodotto a partire dal 2008 in avanti. Abbiamo un sistema di norme e di regole che è fra i più severi al mondo. Sull’abolizione del segreto bancario e sullo scambio di informazioni abbiamo fatto un po’ di storia… altri paesi hanno dovuto prendere atto della nostra scelta e ci sono dovuti venire dietro. Vedere tutto il percorso che abbiamo seguito in questi 9 anni, vedere la grande fetta di economia che abbiamo perso… Basta mortificare la nostra Repubblica, è il momento di valorizzarla. 

ALESSANDRO: Sono d’accordo con Pino. In questa fase internazionalizzare è pericoloso. Non abbiamo avuto il controllo su ciò che arrivava dal circondario, possiamo avercelo su quello che si sposta fra il Lussemburgo, San Marino e il Medio oriente? Io dico: consolidiamo le nostre banche, creiamo una finanza al servizio del territorio e stringiamo con l’Italia un accordo per lo sviluppo di una nicchia finanziaria specifica. San Marino deve ritrovare la capacità innovativa che ha perso. Siamo un laboratorio naturale. Per esempio potremmo provare a sviluppare il crowdfunding, la moneta complementare…

ANDREA: L’assicurazione del credito… Sono molti i modi di fare banca che potrebbero avere uno sviluppo a San Marino, anche senza dover incrementare più di tanto la raccolta. Faccio un esempio concreto: il Parco Scientifico Tecnologico. Uno dei limiti più grandi del nostro PSt è che le idee che ci sono al suo interno, anche se buone, fanno fatica a crescere, perché manca una finanza con le spalle robuste. Gli altri parchi sono supportati da un tipo di finanza specializzata. Il mecenatismo non c’entra niente. La finanza partecipa perché le buone idee creano profitto.

PINO: Qualsiasi cosa si voglia fare è di basilare importanza curare il rapporto con le istituzioni italiane. Questo è il discorso più importante. Da qui si parte per internazionalizzarci. I grandi cambiamenti non si fanno in sei mesi. Ci vuole tempo. Dobbiamo avere la pazienza di risolvere i problemi un po’ alla volta, con impegno. Correre nel mondo a cercare qualcuno che ci dia un po’ di soldi è pericoloso, potrebbe gettare alle ortiche il grande lavoro di questi anni, e non ce lo possiamo permettere.

ALESSANDRO: Ti riferisci al cavaliere bianco? Io mi chiedo: chi è che può avere l’interesse di venire a San Marino in un momento come questo? Un investitore perbene? E che cosa ci viene a fare? A regalare i soldi a noi? E chi lo controlla?

ANDREA: Dopo che il cavaliere bianco è arrivato… Dopo che con poco si è comprato il nostro sistema. Dopo che si è messo in tasca le plusvalenze… Lo sapete che cosa fa? Se ne va. E noi?

PINO: Io non sono per questa politica. Il nostro Paese deve ragionare sulle cose possibili in proporzione alle dimensioni del territorio e al valore della sua economia. Noi dobbiamo fare le cose in regola e migliorare i rapporti con l’Italia, perché la nostra economia è stata strozzata dal rapporto bilaterale. L’Italia deve consentire delle opportunità che producano sviluppo per i due Stati. Anche noi dovremmo poter avere dei rapporti economico/finanziari con gli operatori limitrofi… potremmo essere un’opportunità per gli operatori sani dell’agricoltura, dell’artigianato, del commercio, del manifatturiero e della piccola e media impresa. Dobbiamo creare le basi per un sistema finanziario e creditizio solido, che recuperi fiducia, stima, credibilità e reputazione. Solo dopo potremmo tentare – con prudenza – delle operazioni di finanzia internazionale, magari accompagnati da istituti di primo piano che potrebbero trovare in San Marino un ottimo partner, anche per la snellezza delle procedure che potremmo mettere in atto.

ANDREA: Proviamo a fissare qualche punto in conclusione a questo primo dialogo?

ALESSANDRO: Parlando con voi mi convinco sempre di più che se tornasse la politica, quella vera, il Paese si rimetterebbe sulle proprie gambe in poco tempo. In altre parole… Ci serve un salvatore? Io dico che siamo in grado di salvarci da soli.

ANDREA: Un altro punto su cui mi pare si sia tutti d’accordo è che tornare indietro non si può. Per contrastare il riciclaggio e la malavita ci vuole il controllo dei flussi di denaro. Pertanto dobbiamo continuare a praticare la trasparenza e la legalità e dobbiamo farci conoscere per la nostra correttezza, non solo in Italia e in Europa, ma nel mondo… con il Fondo monetario, col Moneyval, con l’OCSE, con tutti. Al tempo stesso però, non possiamo continuare a dotarci di presidi e strumenti di controllo in maniera acritica. Dobbiamo fare tesoro dell’esperienza di questi anni e iniziare a ragionare ad un intervento di riforma che tenga conto che la San Marino ante 2008 non esiste più.

PINO: Io aggiungo che sulle grandi questioni non ci può essere partigianeria. Io sono democristiano, un altro è socialista, un altro ancora è di destra. Non cambia niente. Noi dobbiamo pensare alla ricchezza del Paese, per dare lavoro alla gente. Io non voglio che i 600 lavoratori del settore bancario si riducano della metà. Così come non voglio che arrivi la banca padrona che fa tutto suo. Tutti lo dicono che c’è questo rischio, ma lo dicono di nascosto e a bassa voce. Beh, nessuno in questo paese vuole la banca padrona. Bisogna che qualcuno se lo metta in testa. I Sammarinesi non vogliono un sistema coercitivo, un sistema di arroganza e di prepotenza… Sono troppo orgogliosi della loro libertà.


 © Fotografie: SUPER

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