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SAREMMO PRONTI AD UN TERREMOTO?

CONTROLLI CONDOTTI DALLA PROTEZIONE CIVILE E CRITERI COSTRUTTIVI ANTISISMICI

Le forti scosse di terremoto che si stanno abbattendo in questo periodo sul Maceratese sono state distintamente avvertite anche in Repubblica. Secondo le notizie apparse negli ultimi giorni, un grande numero di cittadini – spaventati dal sisma – si sarebbe infatti riversato in strada per porsi in sicurezza.

I media italiani – ed internazionali – ci mostrano quotidianamente video e fotografie riguardanti distruzione di meravigliosi borghi medievali, perle e orgoglio d’Italia, oggi ridotti a polverosi cumuli di macerie e disperazione. Di fronte a queste immagini di morte e devastazione, molti sammarinesi si stanno domandando: potrebbe accadere anche qui? E se succedesse, come sapremmo reagire?

Sono andato a chiederlo all’ingegner Pietro Falcioni, capo della Protezione Civile sammarinese.

Ingegnere, un terremoto dell’entità di quello che ha colpito Amatrice il 24 agosto di quest’anno – o di quello che ha colpito nei giorni scorsi il Maceratese – potrebbe verificarsi anche a San Marino?

Speriamo di no, ma certamente potrebbe accadere. Fino a poco tempo fa c’era nell’immaginario collettivo l’idea che San Marino fosse un’isola felice, ma circondata da comuni soggetti ad eventi sismici. Invece, con la legge del 2011 (Legge n.5 del 25/01/2011 NdR) andata poi in vigore nel 2012, San Marino ha iniziato a costruire con criteri antisismici. Con questo non voglio dire che prima si costruisse male, ma non mi sento di affermare che tutto il patrimonio edilizio sammarinese possa resistere ad una forte azione sismica. Il centro storico di San Marino è patrimonio UNESCO e sappiamo bene che le metodologie costruttive dell’epoca non si basavano su criteri antisismici. Tuttavia, una buona muratura eretta con buoni criteri, può anch’essa resistere rispetto ad un cattivo cemento armato.

Quando ero bambino mi insegnarono, e come me a tanti altri, che San Marino era protetta dai terremoti grazie ad una falda acquifera sotto il monte Titano. È una verità scientifica o solo una leggenda metropolitana?

Direi proprio che è una leggenda. Possiamo affermare che nelle parti sommitali, dove c’è più roccia, le onde sismiche potrebbero smorzarsi per la differenza di materiali che incontrano, mentre per le zone basse – invece – le difficoltà sono le medesime dei comuni vicini.

Gli edifici pubblici costruiti prima dell’emanazione della legge del 2011, e della sua applicazione nel corso del 2012, rispettano criteri antisismici?

Prima non c’era l’obbligo di costruire con criteri antisismici, ma quando la politica e la pubblica amministrazione davano incarichi di progettazione strutturale potevano chiedere che venissero applicati criteri antisismici, ad esempio la scuola di Falciano è stata costruita tenendo conto di tali parametri. Quindi, anche prima c’era comunque una propensione nel chiedere ai progettisti un occhio di riguardo per l’antisismica.

Lei ha affermato che anche prima della legge n.5 del 25/01/2011, ovvero quella che impone regole antisismiche alle nuove edificazioni, alcuni progettisti seguivano criteri sismici nell’edificazione delle strutture. Abbiamo dati in grado di dirci quanti e quali edifici, tra quelli pubblici o privati costruiti prima del 2011, hanno seguito tali criteri?

Prima della legge del 2011 a San Marino avveniva un deposito delle strutture, e quindi venivano consegnati solo i disegni degli elementi strutturali del costruito, ma non il tabulato dei calcoli. Pertanto è difficile, con la documentazione in nostro possesso, capire quelli che sono antisismici o meno.

Non si hanno dati neanche per quanto riguarda gli edifici pubblici?

Per gli edifici pubblici si è stabilita una graduatoria delle strutture più sensibili (ad esempio i comandi della polizia, l’ospedale e le scuole) e abbiamo scritto se la struttura è stata realizzata con criteri sismici. In verità, sono pochi quelli costruiti seguendo tali criteri. Queste graduatorie, però, ci possono servire per definire una serie di interventi di adeguamento per questi edifici, anche in base ai fondi che riusciremo a reperire.

A tal proposito, è stato preparato un piano di adeguamento degli edifici pubblici sensibili?

Ancora no. Però, arrivo adesso da un Congresso di Stato in cui è stata espressa la volontà di istituire dei capitoli di spesa proprio per sancire in maniera definitiva un piano di adeguamento per gli edifici più sensibili.

A quanto ci risulta, dopo le scosse del maceratese – fortemente avvertite anche in Repubblica – la Protezione Civile avrebbe avviato una serie di controlli su alcuni edifici sensibili. Cosa è accaduto? Quali sono stati i risultati di queste indagini?

C’è stata una segnalazione domenica 30 ottobre secondo la quale avevano ritrovato delle parti di pulviscolo dell’intonaco sui lavandini al terzo piano del reparto di geriatria. Ci siamo recati e abbiamo visto che probabilmente si trattava di una lesione preesistente: le vibrazioni hanno favorito il distacco dell’intonaco. Poi, a partire dal 31, un pool di tecnici divisi in squadre ha fatto tutta la ricognizione delle scuole per controllare, principalmente con indagine visiva, se si fosse aperto un nuovo quadro fessurativo o se quello esistente avesse avuto delle complicazioni. Abbiamo concluso questa mattina.

Quali sono stati i risultati di quest’ispezione?

I risultati sono positivi a parte per due chiese – quella dei Servi di Maria di Valdragone e quella di Torraccia – che probabilmente chiuderemo. I risultati sono stati buoni perché l’energia sismica che abbiamo ricevuto è stata molto inferiore rispetto a quella dell’epicentro, quindi hanno resistito abbastanza bene. Con questo non voglio dire che siamo salvi per sempre.

Se a San Marino – in seguito ad un forte terremoto – dovesse verificarsi un’emergenza, saremmo pronti a gestirla adeguatamente?

La Protezione Civile, a livello normativo, è neonata. Noi ci siamo stabiliti qui nel 2012 quando neppure c’erano le scrivanie; con questo cosa voglio dire? Voglio dire che stiamo facendo dei bei passi, ma c’è ancora tanto da fare. La Protezione Civile italiana ha un’esperienza trentennale, mentre noi stiamo muovendo adesso i primi passi. Abbiamo improntato una legge sul volontariato, abbiamo contatti ed accordi con le protezioni civili limitrofe, un accordo per l’allerta meteo. Siamo inoltre andati nei luoghi colpiti recentemente dal sisma nell’Umbria e nelle Marche al fine di verificare i reali, devastanti scenari che potrebbero presentarsi in caso di terremoto. Anche l’ex capo della Protezione Civile Fabio Berardi, ora Capitano Reggente, si è recato in quei posti.

Quando lei parla di accordi con le protezioni civili limitrofe, si riferisce ad un eventuale loro intervento a San Marino?

Nell’eventualità in cui si verificasse uno sciagurato caso di emergenza qui a San Marino, suppongo che verrebbero anche senza un accordo. Si è però stabilito ufficialmente che loro possono venire, senza problemi, anche in territorio straniero. Tuttavia, il nostro obiettivo di qui a qualche anno, è quello di istituire un primo intervento basato su attrezzature, volontari e tecnici per poter gestire – speriamo mai – un’emergenza con le nostre risorse.

© Fotografia: Fire-engine | Luca “Zeta” Zonzini / ZZ

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