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TRA GIRAVOLTE E CAPRIOLE

UN CASO CLAMOROSO DEL CIRCO ELETTORALE

A partire dal 31 ottobre scorso stiamo vivendo in una sorta di “circo elettorale”, in cui si dice tutto ed il suo esatto contrario; molti politici, infatti, sembrano dimentichi delle loro stesse dichiarazioni, prese di posizione ed azioni del passato anche recente. Alla luce di ciò, si potrebbe sostanzialmente affermare che non sia più così cristallino il concetto di coerenza.

“Siamo stanchi di promesse senza seguito, di politici dalla memoria corta”.

Così recitava l’incipit di un breve comunicato diffuso sulla stampa – in data 1 novembre 2016 – dallo IUS (Imprenditori Uniti Sammarinesi), nel quale si annunciava un evento pubblico dedicato al confronto tra programmi delle varie coalizioni presentatisi nel 2012 e quelli attualmente proposti dalle stesse formazioni. L’ormai epidemica sindrome della “memoria corta”, dunque, ha contagiato parecchi esponenti politici: complice appunto il clima elettorale, questi individui sembrano essere in preda a frequenti amnesie e ripensamenti.

Tra i tanti “vuoti di memoria”, uno in particolare appare degno di nota poiché unisce le due stagioni politiche più intense di questo 2016: una primaverile, caratterizzata dai 4 referendum del 15 maggio, e l’altra autunnale – dunque odierna – contraddistinta dalle imminenti elezioni politiche del prossimo 20 novembre. Inoltre, tale importante caso si può considerare eclatante in quanto contiene al suo interno ulteriori palesi contraddizioni – ed incoerenze – riguardanti le ultime più scottanti vicende della politica sammarinese. Pertanto, il fatto in oggetto di analisi costituisce una chiara dimostrazione esemplificativa del fenomeno.

In data 18 maggio 2016, all’indomani della tornata referendaria, Carlo Franciosi – uno fra i più illustri esponenti della “vecchia guardia” politica sammarinese, ora candidato nella lista di Repubblica Futura – scriveva sulle colonne del quotidiano “L’Informazione di San Marino”:

Sinistra Unita e anche il Movimento Civico10 […] con argomentazioni pretestuose di natura economica e occupazionale, hanno ritenuto opportuno convogliare le loro truppe a sostegno della compagine di maggioranza in difficoltà (Franciosi si riferisce al supporto offerto alla formazione filo-governativa favorevole al Polo della Moda, NdR), forse con lo scopo di acquisire benemerenze nell’assalto ai futuri assetti politici, ma certamente togliendo ossigeno al tentativo in atto di effettivo rinnovamento della società sammarinese“.

Ciò che scriveva lo stimato “senatore della politica”, è chiaramente – al di là delle legittime posizioni “Polo sì” e “Polo no” – suffragato dai fatti nella misura in cui afferma che Sinistra Unita e Civico10 abbiano deciso di “convogliare le loro truppe a sostegno della compagine di maggioranza”. Effettivamente, la formazione capitanata da Vanessa d’Ambrosio (SU) sostenne ufficialmente la realizzazione del Polo della Moda/del Lusso. Dinamica apparentemente più complessa riguarda invece C10, che formalmente non diede ai propri sostenitori indicazioni di voto in merito; tuttavia alcune dichiarazioni – divulgate alla vigilia delle consultazioni – da parte di due autorevoli esponenti del partito, Luca Santolini (Consigliere) e Andrea Zafferani (Consigliere e capogruppo consiliare), non lasciano spazio ad interpretazioni.

Il 5 maggio, Santolini scriveva sul suo profilo Facebook:

“Sono orientato a votare no al referendum sul Polo del Lusso e cercherò di spiegarvi i motivi, che non sono né speculativi, né ragionieristici, né politici”.

Zafferani, dal canto suo, l’11 maggio dichiarava attraverso il suo blog personale:

“Per tutte queste ragioni (ampiamente esposte in precedenza, NdR) io voterò NO a questo referendum sul Polo (Il “NO” era la risposta da esplicare se si era favorevoli alla realizzazione del progetto, NdR)”.

Ciò che soprattutto stride – tra oggi e ieri – è la posizione del giovane partito Civico10 circa l‘utilizzo della convenzione fra Stato e soggetto privato, uno strumento messo in campo dal precedente governo, che ha fortemente appoggiato la costruzione del tanto contestato outlet di Rovereta. Al punto 6.3 del programma di governo della coalizione Adesso.SM (Repubblica Futura, Civico10 e Sinistra Socialista Democratica), in effetti, si apprende che ricorreranno ad un “utilizzo degli strumenti convenzionali ad hoc o in deroga solo per situazioni particolari ed eccezionali che prevedano accordi e attività dello Stato come attore di diritto privato nel rapporto con l’impresa”.

Il suddetto proposito campeggia a chiare lettere nella sezione intitolata “Regole semplici e certe”, mentre non viene specificato chi avrà il compito di dichiarare una determinata situazione “particolare ed eccezionale”: si presume dunque che tale decisione venga sottoposta, come avviene oggi, all’arbitrio del Congresso di Stato.

Eppure, proprio nell’articolo sopracitato e datato 11 maggio 2016, Andrea Zafferani scriveva:

“Il problema semmai è un altro (si riferisce alle argomentazioni contrarie al Polo della Moda, NdR): il fatto che sia stata fatta una convenzione ad hoc. Un ‘vestito’ cucito addosso agli investitori, valido solo per loro, che contiene deroghe alle norme di legge che ad altri non sono state concesse […] Il Governo dice ‘a questo tipo di investitori bisogna fare condizioni ad hoc’, per noi è un grosso problema perché le condizioni dovrebbero essere scritte nelle leggi”.

Ed aggiunge:

“Questo è il motivo per cui abbiamo votato contro alla convenzione in Consiglio Grande e Generale: perché volevamo che il Governo applicasse le leggi, non regole ad hoc”.

Tali motivazioni furono – in linea di massima – addotte anche da Sinistra Unita nell’agosto 2015, quando si espresse contrariamente alla convenzione fra lo Stato e il Gruppo Borletti, ovvero i promotori del Polo della Moda.

Di fronte a tutte queste evidenze, è ipotizzabile che il punto 6.3 del programma di governo di Adesso.SM (RF, C10 e SSD) sia espressione della compagine erede di Alleanza Popolare, la quale sembra essere riuscita ad imporre in questo particolare tema la propria linea sugli altri partiti coalizzati con essa, cioè Sinistra Socialista Democratica e Civico10.

Ricapitolando: nell’agosto del 2015 Sinistra Unita e Civico10 si oppongono ad una convenzione fra Stato e imprenditore poiché non ritenevano giusto creare regole ad hoc per una singola impresa. Nel maggio 2016, SU e i principali esponenti di C10 sostengono il progetto del medesimo investitore – pur ribadendo la propria contrarietà al metodo messo in campo – e cinque mesi dopo sottoscrivono, insieme a Repubblica Futura (fusione di Alleanza Popolare e Unione Per la Repubblica), un programma di governo in cui prevedono proprio l’utilizzo di strumenti convenzionali.

In definitiva, pare proprio che il morbo della “memoria corta” stia diffondendosi inesorabilmente e mietendo vittime fra i politici dell’antica Repubblica. Di fronte a tutto ciò, possiamo soltanto auspicare che questa sindrome non colpisca anche grosse fette della popolazione.

© Fotografia: Aerial | Andrea “Andrew” Zonzini / Perrycolante

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