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UN CONSIGLIO FALSATO

ANALISI SULL’ESITO DEL BALLOTTAGGIO

Il ballottaggio del 4 dicembre ha consegnato il governo alla coalizione Adesso.sm (Civico10, Sinistra Socialista Democratica e Repubblica Futura), che ha sconfitto San Marino Prima di Tutto (Partito Democratico Cristiano Sammarinese, Partito Socialista e Partito dei Socialisti e dei Democratici) con un netto 57,84% contro il 42,16% degli sfidanti.

Abbiamo dunque assistito, infatti, ad un vero e proprio sorpasso: la compagine che si è aggiudicata la maggioranza aveva ottenuto il 31,43% dei consensi al primo turno, mentre San Marino Prima di Tutto era in vantaggio di 10 punti, con il 41,68%. Di seguito verranno meglio esaminate le ragioni di questo ribaltone .

L’AFFLUENZA

Fra il 1° e il 2° turno, l’affluenza è crollata dal 59,66% al 50,09%, registrando così una perdita di 9,57 punti percentuali; a dispetto di quanto si potrebbe pensare, a generare questa flessione non è stato principalmente il voto estero (-5,54% dal 1° turno), bensì quello interno, sceso dell’11,64% rispetto al 20 novembre.

Il triste record per la minore affluenza alle urne dal secondo dopoguerra ad oggi stabilito dal 1° turno, è stato battuto dal ballottaggio, al quale solo un sammarinese su due si è recato a votare.

IL PERCORSO DEI VOTI

Alla vigilia della seconda tornata di votazioni, era data per favorita San Marino Prima di Tutto: con uno scarto del 10%, sembrava che Gatti e compagnia potessero dormire sonni tranquilli. Le urne hanno smentito questa previsione.

Una più attenta analisi dei risultati in termini assoluti, fa emergere un dato di alto interesse e di complessa lettura: al ballottaggio la coalizione a trazione democristiana, infatti, ha incassato – in termini assoluti – 1196 voti in meno rispetto al primo turno.

Dove sono finiti? Apparentemente, il dato potrebbe essere letto nel calo di affluenza degli elettori esteri. San Marino Prima di Tutto il 20 novembre aveva ottenuto 801 voti di cittadini residenti oltre confine, mentre al secondo turno solo 469 consensi, con una flessione di 332 (pari al 41,44% in meno), mentre quelli di Adesso.sm sono rimasti stabili intorno ai 350.

Pertanto, sottraendo a San Marino Prima di Tutto i voti esteri venuti a mancare il 4 dicembre, otteniamo una perdita di consensi di 874 rispetto al primo turno, molto simile a quella che risulta dai dati fra i soli residenti, dove ha registrato una riduzione di 864 preferenze.

È lecito supporre che questi cittadini abbiano – in sede di ballottaggio – optato per la coalizione di Simone Celli. Le motivazioni possono essere molteplici: ad esempio, la coalizione a trazione democristiana è stata ben poco attiva nella campagna elettorale fra il 21 novembre e il 2 dicembre; in aggiunta, fonti ben informate riferiscono di faide intestine nei partiti storici nate con l’avvento della preferenza unica, che ne ha esasperato la competizione interna. Si potrebbe supporre, dunque, che qualche esponente di quelle formazioni politiche abbia preferito – secondo i più maliziosi, per ripicca in seguito all’esclusione da eventuali incarichi governativi – dirottare i propri sostenitori sulla coalizione avversaria.

In ogni modo, anche sommando questi 864 voti ai 6105 ottenuti da Adesso.sm al secondo turno, non si raggiunge la cifra di 9469 che gli ha consegnato il governo: mancano ancora all’appello 2680 schede. Da dove provengono? La risposta è quella apparentemente più scontata: da Democrazia in Movimento (Rete e Movimento Democratico San Marino Insieme) e dalle due liste non coalizzate che non hanno superato lo sbarramento, ossia Rinascita Democratica Sammarinese e Lista delle Persone Libere.

Queste tre formazioni, totalizzarono al 1° turno 5224 consensi (DIM 4503, RDS 309, LPL 412).

Sommando la differenza fra l’affluenza del primo turno e quella del secondo (-3252) ai 2680 voti di cui sopra, si arriva alla soglia di 5932 schede elettorali; se ad esse si sottraggono i 642 elettori esteri in meno – in gran parte di Democrazia in Movimento e San Marino Prima di Tutto – otteniamo 5290, cifra molto vicina alle preferenze ottenute dalle liste escluse dal ballottaggio.

A fronte di questi dati, pare lampante come circa la metà degli elettori di DIM, RDS e LPL abbiano contribuito decisivamente alla vittoria di Adesso.sm, mentre la restante parte pare abbia preferito disertare le urne.

Queste evidenze non fanno altro che confermare questo secondo turno come una sorta di referendum, il cui quesito potrebbe essere così sintetizzato: “Volete voi la Democrazia Cristiana nostrana al governo?” La risposta è stata un secco “no”.

LA NUOVA COMPOSIZIONE

Quello che si è insediato oggi, è un Consiglio Grande e Generale molto diverso da quella che è stata la volontà popolare espressa il 20 novembre scorso: Adesso.sm vede infatti quasi raddoppiare – in virtù del premio di maggioranza teso a garantire governabilità – i suoi seggi, passando da 20 a 35.

Tali sproporzioni si palesano con forza sopratutto se messe in relazione alle altre forze rappresentate in parlamento, ad esempio prenderò Civico10: il partito di Andrea Zafferani ha ottenuto il 9,27% dei consensi, mentre Movimento Rete il 18,33, guadagnando – secondo le proporzioni matematiche – rispettivamente 6 e 12 consiglieri. Col premio di maggioranza, tuttavia, la forza di Matteo Ciacci supererà , con un gruppo di 10 scranni, quella di Elena Tonnini, che passa a 8 rappresentanti, pur avendo totalizzato quasi il doppio dei voti di Civico10.

Un’altra dimostrazione è la relazione fra i seggi ottenuti da SSD e il PDCS: il primo, col 12,11%, passa da 8 a 15 consiglieri, mentre il secondo – con il 24,46% dei consensi – da 16 a 10.

I più colpiti da questa legge elettorale, tuttavia, sono i componenti di Movimento Democratico San Marino Insieme, che – avendo guadagnato il sostegno del 4,49% degli elettori – passerà da 3 rappresentati ad uno soltanto.

E ancora, Repubblica Futura – col 9,60% dei consensi – ottiene 10 seggi, uno in più di tutta la coalizione Democrazia in Movimento (Rete 8, MD-SMI 1), che alle urne aveva invece incassato ben il 23,18% delle schede.

A fronte di tutte queste risultanze, pare evidente come la composizione del prossimo Consiglio sia estremamente diversa da quella uscita dalle urne, e di fatto falsata.

La legge elettorale attualmente in vigore è nata nel 2007, quando, da una parte, si usciva da un periodo di forte instabilità dettato da un sistema proporzionale puro, il quale, non “bloccando” le maggioranze, causava continui cambi di governo, dall’altra si stava prendendo la direzione di un bipolarismo di fatto, che avrebbe dovuto vedere un centro sinistra orbitante intorno al PSD e un centro-destra imperniato intorno al PDCS.

In un simile contesto – presentatosi, seppur con attori talvolta diversi – alle elezioni del 2008 e del 2012, una coalizione avrebbe potuto facilmente (come del resto è finora sempre successo) ottenere la metà più uno dei consensi, rendendo di fatto il premio di maggioranza un piccolo aggiustamento, che non andava ad inficiare pesantemente sulla reale rappresentatività del Consiglio.

A San Marino, tuttavia, i fatti dimostrano che non vi è una situazione bipolare, bensì tripolare: il fronte moderato (San Marino Prima di Tutto), quello di centro-sinistra (Adesso.sm) e quello “movimentista” (DIM).

Siamo comunque a segnalare che – prima dei risultati del primo turno – nessuna forza politica aveva protestato con forza contro questa legge elettorale (sebbene i suoi esiti fossero largamente prevedibili), forse nella speranza di essere i “fortunati vincitori” che si sarebbero aggiudicati il ricco piatto.

© Fotografia: Placement | Luca “Zeta” Zonzini / ZZ

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