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UN GOLPE IN CHIAVE POP

DAL GRIGIORE AL COLORE

Popolare. Così veniva comunemente denominato il governo socialcomunista scelto dalla maggioranza dei cittadini sammarinesi per circa 12 anni, dal 1945 al 1957. Si trattava dell’unico governo di sinistra – eletto democraticamente – in Occidente nel pieno della Guerra Fredda. L’Europa continentale di allora era infatti divisa in due blocchi dalla cosiddetta Cortina di ferro: mentre il primo era sottoposto all’influenza del Patto Atlantico (NATO), il secondo era controllato dal Patto di Varsavia (URSS).

Il governo popolare della Repubblica di San Marino, non tollerato dall’amministrazione statunitense, trovò pertanto la sua fine durante i drammatici “Fatti di Rovereta” avvenuti nel 1957. Benché il nostro piccolo Paese – neutrale – non costituisse alcun reale pericolo per nessuno, rappresentava però una realtà socio-politica scomoda in termini strategici e propagandistici. Nell’anno seguente, difatti, avrebbero avuto luogo le elezioni politiche in Italia e San Marino sarebbe potuto apparire come un pessimo modello da emulare.

La Repubblica “rossa” fu quindi dapprima fiaccata, poi stroncata attraverso subdole macchinazioni orchestrate dagli Stati Uniti d’America e dall’Italia, in accordo con la Democrazia Cristiana sammarinese. Tali intenti sono confermati – e suffragati – dai clamorosi dispacci redatti da funzionari diplomatici americani dal 1955 al 1959, declassificati e resi pubblici dal Dipartimento di Stato soltanto nel 1994. Nonostante questa determinante pubblicazione di elementi documentali, taluni personaggi hanno tentato – reiteratamente – di mistificare la verità storica tramite la combinazione di inconsistenti narrazioni soggettive e fuorvianti commenti a fotografie dell’epoca.

Le immagini, com’è noto, suscitano indubbiamente una maggiore attenzione rispetto a tante parole scritte: un’errata interpretazione delle foto può comportare, di conseguenza, un allontanamento da quella realtà accertata da documentazione incontrovertibile.

IL PROBLEMA ATAVICO

Le innumerevoli fotografie inerenti gli eventi del 1957, talvolta pubblicate su social media o edizioni cartacee, detengono però un appeal piuttosto incerto; le tonalità cupe del bianco e nero non esercitano sul grande pubblico lo stesso effetto che potrebbero sortire sugli appassionati di storia sammarinese. Mentre questi ultimi ne sarebbero sicuramente affascinati, i semplici cittadini le considererebbero probabilmente di scarso interesse. D’altronde, le immagini ed i filmati d’epoca spesso vengono generalmente ricollegati a qualcosa di polveroso o noioso, compromettendo così la conoscenza di importanti momenti storici. Che fare, dunque, per invertire questa dinamica? È possibile, oggi, destare curiosità verso la storia del nostro Paese?

LA SOLUZIONE MODERNA

Certamente sì: il problema, tuttavia, risiede nella tipologia di approccio e nella metodologia con cui la storiografia viene presentata all’opinione pubblica o agli studenti. La risoluzione è ovviamente da ricercarsi in specifiche tecniche di interpretazione: il design e la comunicazione visiva. Tali discipline racchiudono altre utilissime branche, quali: marketing strategy, copywriting, graphic design e photography/video editing. Con l’ausilio di queste, la soluzione alla problematica potrebbe essere – almeno ipoteticamente – ottenuta. In ogni caso, parte del debole coinvolgimento è comunque attribuibile al metodo di insegnamento scolastico.

LA NUOVA CHIAVE DI LETTURA

Ebbene, considerate le opzioni attuabili, la via per un riavvicinamento – della società – alla storia sammarinese è percorribile. Pertanto, questo nuovo spazio si pone l’obiettivo di conferire un’inedita nota di vivacità alla documentazione fotografica attinente i “Fatti di Rovereta”, che in parecchi hanno raccontato tramite canoni obsoleti e stantii. La creatività, al fine di conseguire l’esito previsto, deve articolarsi su solide basi di coerenza storica ed artistica: per questa ragione, la rubrica trarrà ispirazione dalla Pop art. Da essa ne ha appunto ricavato il titolo Pop ’57.

L’ARTE POPOLARE

La Pop art fu una corrente artistica nata a partire dalla seconda metà del XX secolo, dedita soprattutto alla rappresentazione della realtà nelle sue molteplici forme. In fortissimo contrasto con le tendenze antecedenti, questa nuova forma d’arte rivolgeva la propria attenzione agli oggetti, ai miti ed ai linguaggi della società dei consumi. Rispecchiando il peculiare interesse verso l’immaginario della cultura popolare, la sua denominazione deriva dall’abbreviazione del vocabolo anglofono “popular”.

Secondo alcuni esperti di storia dell’arte, l’espressione assume però un’accezione diversa da quella comunemente conosciuta: nella lingua britannica, infatti, “pop” significa “scoppio”. Quello è probabilmente il senso rivestito dalla parola comparsa nel famoso collage – Just what is it that makes today’s homes so different, so appealing? – realizzato Richard Hamilton nel 1956. Durante lo stesso anno, peraltro, nella Whitechapel Art Gallery di Londra si tenne la prima esposizione europea di Pop art. Lóránd Hegyi, noto critico d’arte ungherese nonché curatore di numerosi eventi artistici internazionali, così la descrisse:

“[…] La mostra rappresentava un netto rifiuto dell’arte informale e dell’espressionismo astratto, che gli artisti pop consideravano espressione di una cultura aristocratica ed elitaria, e preannunciava una nuova arte, ‘popolare’ e metropolitana, in cui i soggetti tratti dalla vita quotidiana e della tecnica moderna – precedentemente estromessi dal territorio dell’arte in quanto antiestetici – sarebbero stati interpretati come effettivo, autentico e affascinante materiale culturale […]”.

Sebbene siano stati tanti gli artisti rinomati nel campo di tale arte figurativa, lo statunitense Andy Warhol ne fu il maestro riconosciuto e indiscusso; invero, molte delle sue opere sono divenute celebri icone. Desiderando omaggiarne il poliedrico talento, utilizzerò le medesime tecniche – serigrafiche e pittoriche – per reinterpretare le fotografie relative agli accadimenti roveretiani.

GLI ELEMENTI DOCUMENTALI

Gran parte dell’arte wharoliana si basava su fotografie prodotte autonomamente o derivanti da quotidiani e riviste dediti alle notizie d’attualità. A tal proposito, è ben nota la corposa – e sconvolgente – serie di stampe attinenti gli incidenti stradali. Dal momento che Pop ’57 concerne una ricerca retrospettiva, preleverò quindi le immagini da alcuni magazine dell’epoca facenti parte della mia collezione personale: “Life”, “Time”, “Tempo”, “Epoca”, “Rotosei” e “L’Europeo”. Un breve testo didascalico contestualizzerà le figure ritratte e ne analizzerà gli aspetti più particolari.  Non è inoltre escluso che, in caso reperissi o mi fornissero ulteriore documentazione fotografica in merito, l’iniziativa potrebbe divenire ancor più durevole e completa.

Del resto, nel 2017 ricorre il 60° anniversario della crisi politica che tanto caratterizzò il futuro assetto sociale ed economico del Paese; quale miglior occasione per riscoprire l’epica vicenda?


© Fotografia: Coup d’etat | Luca “Zeta” Zonzini / ZZ

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