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UN MARCIAPIEDE IMPOSSIBILE

VIA DEL VOLTONE: UNO SPERPERO SENZA ALCUN ESITO

La strada su cui s’affaccia Banca Centrale è fra le più trafficate della zona, essendo punto di collegamento fra la Sottomontana e il Centro Storico. Inoltre, la sua conformazione pianeggiante e quasi rettilinea ne determina uno scorrimento piuttosto veloce.

In virtù di tali fattori, risulta evidente come sia un tratto potenzialmente pericoloso per i pedoni – residenti e turisti – che la percorrono. È per questa ragione che gli abitanti della zona, da oltre un decennio, richiedono la realizzazione di un marciapiede.

Le Segreterie di Stato competenti – in particolare quella al Territorio – si sono dedicate a tale instanza in molteplici occasioni fra il 2007 ed oggi.

La prima delibera del Congresso di Stato risale al 21 dicembre 2007; in seguito alla relazione dell’allora Segretario di Stato al Territorio Marino Riccardi (oggi Capitano Reggente), viene autorizzato un compenso di 15.750,00 € in favore del geometra Alberto Masi.

Circa un anno e mezzo dopo, durante il mandato di Giancarlo Venturini (PDCS) quale responsabile del Territorio, vengono finalmente stanziati 70.000,00 €.

Ad oltre due anni di distanza, sembra si sia giunti alla fatidica svolta: il Consiglio Grande e Generale – il 28 aprile 2011 – dichiara la pubblica utilità di alcune particelle di terreni a lato di Via del Voltone, al fine di espropriarle e procedere infine con l’edificazione. Il parlamento ordina che i lavori vengano avviati prima del 31/12/2013 e conclusi “entro e non oltre il 31/12/2018”. Nonostante le tempistiche fossero molto ampie, ad oggi non è stata rispettata la scadenza per l’inizio della costruzione, mentre deve ancora decorrere il termine ultimo per la consegna.

Poco dopo montano le prime proteste: l’Associazione Micologica, nel giugno 2012, domanda: “Sono più importanti gli alberi o un marciapiede?”. L’oggetto del contendere, così si evince, ruota intorno all’abbattimento di 23 alberi, perlopiù ippocastani. Secondo i cittadini da me interpellati, infatti, risulterebbe possibile ridurre sensibilmente – con una piccola variante al progetto – il numero di essenze arboree da rimuovere. Peraltro, a detta di un residente, alcune di esse sarebbero “malate e pericolose. Del resto, altri sottolineano che “pur limitando al massimo le piante da tagliare, la priorità deve essere data all’incolumità delle persone.

Da quel periodo in poi, i tempi sembrano dilatarsi; solo con la delibera del Congresso di Stato del 16 dicembre 2014 si formalizza l’esproprio delle specifiche porzioni. Risale al 10 giugno dello stesso anno, invece, lo stanziamento di ulteriori 7.500 € per la costruzione di cinque marciapiedi, fra cui quello destinato a Via del Voltone.

Successivamente, nei documenti ufficiali si sono perdute le tracce dell’opera in questione, la cui fabbricazione – in barba a quanto stabilito dal Consiglio Grande e Generale – deve ancora cominciare. Il bilancio è un duro colpo alla classe politica: a fronte di quasi 10 anni passati e 99.841 € erogati, non una sola pietra è stata posata. Perdipiù, pare che la notoria lentezza della macchina burocratica nostrana ci abbia messo del suo: a partire dalla progettazione (2007), sono trascorsi ben 4 anni perché i terreni privati interessati venissero definiti di pubblica utilità dal Parlamento (2011) e – per giungere all’effettivo esproprio – si sono dovuti attendere più di tre anni e mezzo (fine 2014).

Si rileva altresì come sia pressoché impossibile comprendere quale sia stato l’esatto percorso dei fondi posti a disposizione dai diversi governi per l’infrastruttura. Se le delibere del Congresso di Stato vengono – seppur tardivamente e parzialmente – pubblicate, quelle dell’AASP (l’ente parastatale a cui sono stati devolute le somme) sono di fatto inaccessibili.

Un vero e proprio grattacapo quello occorso ai residenti in Via del Voltone, che da ormai da parecchio tempo invocano maggior incolumità per i pedoni. “Questo marciapiede non s’ha da fare” sembra essere la risposta all’esigenza manifestata dai cittadini. Il celebre motto, sulla falsariga di quello riportato ne “I Promessi Sposi” per bocca degli sgherri di un signorotto locale, non è tuttavia precisamente attribuibile alle varie entità in campo: destino beffardo, governanti incapaci o burocrazia elefantiaca? Forse la sinergia di tutti e tre? Per ora, rimanendo nel solco manzoniano, spetterà ai lettori l’ardua sentenza.


© Fotografia: Quarrel | Luca “Zeta” Zonzini / ZZ

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